Nomine, Juncker volta pagina soddisfazione a Palazzo Chigi

RENZI JUNCKER

ROMA Il drastico calo delle Borse di ieri, frutto delle difficoltà di tutta l’Eurozona (il calo del pil in Francia e dei consumi in Germania), rischia di coglierenel guado la strategia renziana che subirà di conseguenza una rapida accelerazione. A Bruxelles qualche crepa nel muro dell’austerity si coglie soprattutto nell’approccio che il futuro presidente della Commissione sta avendo con i gruppi parlamentari. L’annuncio fatto ieri da Jean Claude Juncker («sarà un socialista il commissario agli Affari economici e monetari»), viene colto con soddisfazione a palazzo Chigi anche perché certifica il “no” italiano alla nomina, per la terza volta, di un finlandese. L’annuncio di Juncker archivia la stagione di Olli Rehn e del suo possibile successore, l’ex primo ministro Kaitanen che reggerà il ruolo sino ad ottobre.
SCAMBIO
Poi la poltrona toccherà o al francese Moscovici o all’olandese Dijsselbloem. Il primo è stato di recente ricevuto a Roma dal sottosegretario Gozi proprio a sostegno della sua candidatura, mentre il secondo – più gradito a Berlino – ha ammorbidito nel tempo le sue posizioni attestandosi sulla linea della scambio tra riforme «fatte e non solo annunciate» e flessibilità. Una linea che soddisfa Renzi che si prepara ad affrontare la notte del 16 luglio, quando a Bruxelles si discuterà di nomine, portando con sé i dati macroeconomici dei paesi di Eurolandia degli ultimi dieci anni e quelli degli Stati Uniti. «Le conclusioni dell’Ecofin sulle riforme vengono apprezzate e considerate come una piena conferma dell’impianto europeo pensato da Renzi», sostengono a palazzo Chigi. Renzi ieri pomeriggio ha chiamato Guy Verhofstadt con il quale ha iniziato a dettagliare la sua idea di flessibilità. «Non una mancia per l’Italia, ma una strategia di crescita e responsabilità per l’Ue», ha sostenuto con i suoi il presidente del Consiglio riferendosi anche agli investimenti nelle infrastrutture digitali che dovrebbero essere considerati fuori dal patto. Il segnale di chiusura, arrivato dal commissario estone Siim Kallas, viene interpretato a palazzo Chigi come «un colpo di coda» della Commissione in scadenza, ma il percorso per sottrarre gli investimenti digitali dalla colonna dei costi è ancora tutto da guadagnare. Renzi però continua a dirsi ottimista e ieri a Venezia ha continuato a picchiare duro contro l’Europa dei «limiti» e non «delle idee». 
RIGORE
Una tale spinta propagandistica – che anche ieri ha costretto alla replica un esponente dell’ortodossia come l’estone Kallas – serve al presidente di turno dell’Unione per favorire un clima favorevole all’interpretazione del patto di stabilità e crescita. «Non stiano cercando meno rigore, ma intendiamo coniugare le regole ad un’idea intelligente e responsabile di crescita», sostiene il presidente del Consiglio. L’andamento dei mercati, con le borse che calano e l’euro che resta comunque molto alto rispetto al dollaro, la frenata dei consumi che si ha anche in Germania, sono per Renzi la conferma che a Bruxelles non c’è più tempo da perdere. A palazzo Chigi si segue con estrema attenzione il dibattito che si è avviato a Berlino dentro la Cdu e nel governo di grande coalizione dove i socialisti sono da tempo in fibrillazione. In vista dell’inevitabile chiarimento con la Germania di Angela Merkel, anche la più piccola e percettibile disponibilità va colta.

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