Nomine e appalti, anticorruzione all’Ama

AMA

I rifiuti sono lo smisurato business che ha seppellito la legalità nella Capitale. Non è un caso che le due più grandi inchieste della procura del 2014 riguardino quel settore: l’anno si era aperto con l’arresto di Manlio Cerroni, il re delle discariche; l’anno si chiude con gli uomini dell’Autorità anticorruzione che varcano il portone della sede dell’Ama, l’azienda dei rifiuti, in via Calderon de la Barca, per controllare tutti gli appalti assegnati alla cooperativa teleguidata da Carminati. Sì, perché i profitti che macinava Roma Capitale passavano anche di lì. E non è solo un problema di appalti che la 29 Giugno si accaparrava; ciò che colpisce di più è che strategie e nomine nel Cda venivano concordate con Carminati e Buzzi. Tanto che quest’ultimo, in una intercettazione, parlando con il nuovo numero uno di Ama, Giovanni Fiscon, può vantarsi: «L’Ama c’est moi», con una di quelle frasi destinate a passare alla storia di una inchiesta giudiziaria.
L’INCONTRO
E allora torniamo a ieri pomeriggio, quando il nuovo presidente dell’Ama, Daniele Fortini (non toccato da questa inchiesta) ha ricevuto tre funzionari dell’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac), guidati dal Generale della Guardia di Finanza, Francesco Carofiglio. Racconta Fortini, che in varie occasioni è andato dal procuratore Pignatone a illustrargli le pratiche sospette trovate all’Ama: «Porte spalancate. Da parte nostra c’è l’assoluta e totale disponibilità. In questa fase estremamente delicata sono felice di collaborare per garantire trasparenza e legalità». Fortini ha illustrato gli appalti riconducibili, a tutt’oggi, alla 29 Giugno: c’è una parte della raccolta differenziata, c’è il trasporto del materiale organico all’impianto di compostaggio di Maccarese. E poi il trasferimento dei rifiuti ospedalieri, la pulizia delle foglie e del mercato di Porta Portese. Fino al caso più clamoroso, del Natale 2013, quello dell’emergenza dei rifiuti per strada e della foto del maiale che passeggiava vicino a un cassonetto: allora, per ripulire la città, fu chiamata la Cooperativa 29 giugno. Ieri il sindaco Marino ha aggiunto: «Questa amministrazione ha improntato il suo lavoro sulla trasparenza e quindi accolgo con favore le verifiche fatte oggi dall’Autorità presieduta da Raffaele Cantone ad Ama. Si tratta di una collaborazione necessaria in momenti difficili come quello che stiamo attraversando».
MANI SULL’AMA
“Mafia Capitale”, stando all’ordinanza della procura, aveva le mani sull’Ama in epoca Alemanno e voleva mantenerle con la nuova amministrazione. Il faro delle indagini in particolare puntato su quattro appalti: quello del 2011 da quasi mezzo milione per il trasporto dei rifiuti organici, quello del 2012 da 12,8 milioni per la raccolta del multimateriale della differenziata: «Appare assai significativo – si legge nell’ordinanza – che il giorno dell’aggiudicazione, le società riconducibili a Buzzi eroghino a favore della fondazione riconducibile a Panzironi e Alemanno una somma pari a 30 mila euro». Ma ciò che colpisce è come in epoca Alemanno, anche dopo le dimissioni di Panzironi (uno degli arrestati) da ad, la coppia Buzzi-Carminati potesse tessere la tela, in accordo con l’allora capogruppo del Pdl, Gramazio, per decidere le nomine dei nuovi vertici. E con il ruolo di grande regista di Panzironi neanche tanto nell’ombra.
Così, quando Fiscon viene nominato nuovo direttore generale di Ama, Panzironi ne rivendica il merito; ed ecco i due che decidono la strategia. Carminati: «Da oggi cominciamo con lui….». Buzzi: «Sì, oggi dobbiamo andare a fare un bel discorso a Fiscon, deve essere uno nostro… o è nostro, o è nostro. Non può essere di tutti».

Il Messaggero