«No alla riforma» Tutta la scuola scende in piazza contro il governo

Scuola1

È il giorno dello sciopero generale, una data attesa dai sindacati e anche dal governo che conterà le percentuali di adesione allo sciopero per capire come continuare il dialogo e le trattative con il mondo della scuola. Docenti, personale Ata e studenti manifesteranno in sette città (Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo e Roma) per dire un secco “no” alla riforma targata Renzi-Giannini. L’ultimo sciopero unitario risale al 2008 e all’epoca il ministro dell’Istruzione era la forzista Maria Stella Gelmini.
«NO A PICCOLI AGGIUSTAMENTI»
La protesta è cresciuta nel corso delle settimane, con moltissime iniziative, flash mob, azioni e occupazioni simboliche, ma anche dibattiti e conferenze. «Lo sciopero e le manifestazioni unitarie che si svolgeranno oggi confermeranno che si allarga l’opposizione e il dissenso del mondo della scuola e del paese e il governo dovrà tenerne conto – afferma Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, che continua – non basteranno piccoli aggiustamenti a un provvedimento che demolisce ulteriormente la scuola pubblica. Senza consenso e partecipazione non ci può essere miglioramento della qualità dell’istruzione del nostro paese». Uno sciopero che è cresciuto con un codazzo di polemiche, alimentato dai disordini di Bologna prima a danno del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini e poi direttamente contro il premier, Matteo Renzi. In molti se lo aspettavano che la scuola sarebbe divenuto il vero terreno di scontro sociale, e il governo sta dando segnali di disponibilità a correggere il testo per venire incontro alle richieste del mondo della scuola. Ma se nelle piazze oggi salirà la protesta, sembra far da contraltare la rapidità con cui la commissione Scuola della Camera procede all’esame degli emendamenti. Nei giorni scorsi ad esempio è stato modificato in maniera ampia l’articolo 2 della Riforma che riguarda l’autonomia scolastica, conferendo maggiori poteri al collegio docenti e al dirigente scolastico nell’elaborazione del Piano dell’offerta formativa triennale, cercando di conferire pieni poteri all’azione territoriale degli istituti. Dovrebbe trovare spazio nei prossimi giorni anche una modifica alle modalità di scelta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico, che avrà meno poteri rispetto a quanto prospettato dal testo originario.
LA MINACCIA
Questi provvedimenti vanno incontro alle richieste avanzate dalle parti sociali e dalle associazioni di categoria, che sono state ascoltate nelle audizioni. Il tentativo di mediazione in corso in queste ore punta a evitare i boicottaggi e gli scioperi bianchi annunciati nell’arco delle prossime settimane. Dal governo tuttavia trapela una certa fiducia sia per il lavoro che sta facendo la commissione, sia perché l’iter parlamentare procede spedito. Ieri infatti è stato votato il calendario dei lavori che prevede il voto finale sul Ddl Buona scuola per il prossimo 19 maggio, una tabella di marcia forzata e necessaria, per un provvedimento che avrà ancora molti livelli di votazioni, analisi e lettura. Insomma, la giornata di oggi non sembra che essere l’inizio di una lunga marcia.

Il Messaggero