Nessuna regione al Front National Le Pen: “Il regime è in agonia”. Sarkozy vince, ma il partito si divide

Marine e Marion Le Pen

Non ce l’hanno fatta. Né Marine né Marion Le Pen, la zia e la nipote, né Florian Philippot, il loro ideologo, né gli altri candidati del Front National hanno superato il traguardo del ballottaggio. Nessuno di loro è riuscito a conquistare una delle tredici regioni di Francia. Neanche una. Accorsi più numerosi alle urne gli elettori li hanno inchiodati sui risultati del primo turno. Il nove per cento che ieri ha votato in più del cinquanta per cento di due domeniche fa è stato decisivo. È stato un sussulto democratico spettacolare, esclamavano all’annuncio i militanti di sinistra che si sentivano i protagonisti nelle due grandi regioni del Nord e del Sud, cui tutti guardavano. Ed era un entusiasmo giustificato: a fermare l’avanzata dei maggiori rappresentanti dell’estrema destra essendo stata la barriera (il front républicain) eretta dai socialisti. Ritirandosi e riversando i suffragi sui candidati di centro destra, nonostante il rifiuto di Nicolas Sarkozy di partecipare all’operazione, essi hanno contribuito da soli, di propria iniziativa, alla sconfitta di Marine Le Pen, presidente del Front National, nel Nord-Pas -de-Calais-Piccardia, e a quella della nipote Marion nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra,
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In effetti la sconfitta di ieri, senz’altro severa perché avvenuta grazie a una forte mobilitazione democratica, non toglie che la continua crescita dei voti in favore del Front National, passato dai tre milioni del 2004 ai sei milioni del 2015, rappresenti un’importante novità nel sistema politico francese. Segna l’agonia del bipartitismo e l’avvento del tripartitismo. Per la Quinta Repubblica è un terremoto. Il tripolarismo sembra ormai installato solidamente anche se non sono esclusi sviluppi futuri. Il terzo partito non è ancora uguale agli altri. Non è stato naturalizzato nella società politica come le altre due principali formazioni cui si avvicina per dimensione, ma non per l’ideologia e la pratica. Il Front National è tuttavia presente nel panorama e non come un fenomeno che si gonfia e si sgonfia secondo gli umori e le situazioni. È ormai una forza con radici profonde nel paese, con un personale qualificato e un’adesione estesa sul terreno nazionale, soprattutto tra i giovani, che non riescono a distinguere sinistra e destra. E sono in preda a una frustrazione che li spinge verso un movimento nuovo in apparenza: nella pratica e nel linguaggio.

I RISULTATI ELETTORALI IN FRANCIA

La controffensiva democratica tra il primo e il secondo turno ha bloccato l’estrema destra. Non l’ha ridimensionata e ancor meno dispersa. La conquista di una o più regioni avrebbe avuto un’importanza soprattutto simbolica, e un impatto psicologico tutt’altro che trascurabile, ma il sistema centralizzato francese concede loro poco potere. La mobilitazione democratica ha avuto il valore di uno schiaffo. Ma se si osserva il risultato nei particolari gli uomini del Front Natrional sono ormai distribuiti in tutto il paese e inseriti in quasi tutte le classi sociali. La sconfitta è stata severa, ma forse meno profonda di quel che appare.
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A soli diciotto mesi dalle presidenziali, suo vero obiettivo, Nicolas Sarkozy non ottiene una vittoria che gli garantisce di essere il designato alle primarie per la nomina del candidato alla massima carica dello Stato. La sua campagna elettorale ritmata da temi di destra, in aperta concorrenza con il Front
National, ha accentuato la spaccatura nel partito, dove non sono pochi a contendergli la guida e a dubitare della sua capacità e ideoneità a occupare di nuovo la presidenza della Repubblica.

La Repubblica