«Nessun giallo, le procedure sono queste»

Matteo Renzi press conference, Rome

«Non c’è alcuna ombra, non c’è alcun giallo. Ieri, appena sono stato informato da Obama, abbiamo provveduto ad avvertire la famiglia di Lo Porto. E non toccava a me dare l’annuncio della tragedia, ma a chi aveva condotto l’azione anti-terrorismo». Matteo Renzi, nelle pieghe del vertice sull’immigrazione a Bruxelles, trova il modo per rispondere alle polemiche esplose in Italia. Con Sel, Lega e Forza Italia che accusano il premier di «colpevole silenzio» e Obama di trattare gli italiani come sudditi. E con i Cinquestelle che si spingono fino a chiedere le dimissioni del premier. «Polemiche incomprensibili», secondo Renzi.
A palazzo Chigi sono convinti di aver seguito alla lettera le procedure. «Subito dopo la telefonata del presidente americano», spiega una fonte accreditata, «Renzi ha dato incarico all’unità di crisi della Farnesina di dare la terribile notizia alla madre del cooperante ucciso. Poi, una volta che la psicologa è arrivata a casa Lo Porto, il premier si è fatto passare la madre. E’ stata una conversazione commuovente, la madre ha pianto a lungo. Renzi ha tentato di consolarla, ricordando tra l’altro che Giovanni aveva la sua stessa età». E ha elogiato l’impegno del cooperante: «Ha dedicato la vita al servizio degli altri, esprimo il mio profondo dolore».
«POLEMICHE FUORI LUOGO»
Lo schema, secondo l’entourage di Renzi, è molto diverso da quello di dieci anni fa quando, sotto il fuoco americano, in Iraq morì l’agente segreto Nicola Calipari. Renzi da Bruxelles “scagiona” l’amministrazione Usa: «Ho molto apprezzato la trasparenza di Obama quando mi ha comunicato ciò che era avvenuto. La responsabilità è dei terroristi, non è americana». E a palazzo Chigi confermano che non c’è risentimento verso Washington: «Il presidente ha detto ciò che ci aspettavamo. Ha presentato le scuse alla famiglia, ha annunciato un risarcimento e ha esaltato la figura di Lo Porto. La sua comunicazione è stata assolutamente priva di ambiguità». In altre parole: «Per una volta un presidente americano non ha trattato come sudditi i propri alleati».
Respinte al mittente anche le critiche di chi, a Roma, accusa il premier di aver taciuto per almeno dodici ore la tragedia. «In casi del genere», spiegano a palazzo Chigi, «l’annuncio spetta a chi ha condotto l’azione. In più, ripetiamo, prima era indispensabile informare prima la famiglia. Una notizia del genere non poteva piovere a casa Lo Porto attraverso i tiggì».
LE RAGIONI DEL RITARDO
Questo è ciò che dirà oggi alla Camera il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. E martedì al Comitato per i Servizi il sottosegretario Marco Minniti. Nelle due audizioni i membri del governo spiegheranno anche perché Obama ha atteso quattro mesi prima di comunicare la morte di Lo Porto, ucciso da un attacco di un drone della Cia in un compound di Al Qaeda in Punjab al confine tra Afghanistan e Pakistan, dopo tre anni di prigionia. La versione di Gentiloni e Minniti sarà questa: «L’idea di dare una notizia di questo tipo quando non si hanno assolute certezze, può essere avventata. E in un territorio come quello le verifiche sono complesse», spiega il capo dell’Intelligence Giampiero Massolo. In più, riferiscono alla Farnesina, «gli 007 americani in quell’area non hanno fonti capillari, si potrebbe dire che la loro intelligence è “cieca”. In più, solo dopo l’attacco, la task force Usa ha scoperto che nel compound c’erano i cadaveri di due soggetti “non classificabili” come talebani. E’ stata perciò avviata un’operazione di recupero dei resti e compiuto l’esame del Dna, reso particolarmente complesso dallo stato di conservazione dei corpi».
Ebbene, a quanto fanno sapere da palazzo Chigi, solo nelle ultime ore si è avuta la certezza ufficiale che i due “soggetti non classificati” erano Lo Porto e l’americano Warren Weinstein. «Ed è per questo che venerdì scorso a Washington, durante l’incontro alla Casa Bianca, Obama non ha avvertito Renzi del maledetto errore. E non l’ha fatto, semplicemente perché ancora non ne era a conoscenza».
Ciò detto, Renzi non si aspetta che le polemiche si plachino: «Faranno il solito cinema e coglieranno a pretesto il prolungamento del nostro impegno in Afghanistan. Ma la lotta al terrorismo va avanti».

Il Messaggero