Nel nuovo Jobs Act l’assegno universale di disoccupazione

MATTEO RENZI 7

ROMA Contratti a termine per tre anni senza l’obbligo di inserire la causale e apprendistato più semplice subito con un decreto legge. E poi, con un disegno di legge delega, un “codice” semplificato del lavoro e un assegno universale di disoccupazione, l’addio alla cassa integrazione in deroga insieme alla riduzione dei contributi ordinari per tutti ma l’aumento per chi utilizza di più la cig. Passa per queste misure approvate dal Consiglio dei ministri il “Jobs Act”, con l’obiettivo di favorire il rilancio dell’occupazione e di riformare gli ammortizzatori sociali. Oltre a queste, c’è l’avvio dal primo maggio della Garanzia giovani, il programma europeo per garantire, appunto, ai giovani entro quattro mesi dal termine degli studi o dall’inizio della disoccupazione una opportunità di lavoro, di formazione o stage e che viene allargato nel Paese alla fascia 18-29 anni (in Ue 18-24 anni). Su quest’ultimo capitolo c’è a disposizione «un miliardo e mezzo di risorse» per una platea che «riguarda potenzialmente 900 mila giovani italiani», ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Il ddl è «una delega per riorganizzare l’intero sistema e sarà il Parlamento a discuterne», ha detto il premier Matteo Renzi. Il presupposto da cui si parte è che «nessun italiano deve restare a casa ad aspettare niente. Ognuno deve avere una occasione o una occupazione», ha premesso Poletti, perché «essere inutili è una condanna ingiusta».
Parola d’ordine, semplificazione. Per il contratto a termine viene elevata da 12 a 36 mesi la durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità (il motivo dell’assunzione), fissando il limite massimo del 20% per l’utilizzo. E con la possibilità di prorogarlo più volte, mettendo così fine alla «tortura», come l’ha definita Poletti, delle interruzioni. È «un buon modo per chi vuole assumere», ha detto ancora il ministro. Poi è previsto il riordino delle forme contrattuali, oggi circa quaranta.