Ncd, Alfano: «Non trattengo nessuno E al governo ci faremo sentire forte»

ANGELINO ALFANO 1

Angelino Alfano parte al contrattacco. Dinanzi al malumore del partito avverte che il malessere non potrà durare a lungo. «Ho preso io la decisione di votare Mattarella, sono convinto di aver fatto bene, abbiamo deciso con senso di responsabilità di stare al governo per dare stabilità Paese ed è lì che ci faremo sentire». Il leader Ncd non ha condiviso il metodo-Renzi. Lo ha detto prima, dopo e durante e lo ha ripetuto anche ieri al Tg1. Nulla da eccepire sul neo-presidente, molto da dire invece sul “prendere o lasciare” imposto dal premier. Alfano lancia due messaggi. Il primo all’alleato di governo, lasciando intendere che d’ora in poi sui loro valori i moderati punteranno i piedi. L’altro in chiave interna: «Io non tratterrò nessuno, come non ho costretto nessuno a venire, chi ci sta, ci sta». Riferimento a chi ha fatto le valigie e a chi sta per farle. Al malumore della portavoce Barbara Saltamartini, ex An, in viaggio verso la Lega di Salvini. «Era già in trattativa, si vede se sono andate a buon fine», sussurrano le malelingue. In quanto a Maurizio Sacconi, che ha presentato le dimissioni da capogruppo al Senato, nelle ultime ore ci sarebbe stato un timido riavvicinamento, un chiarimento, la decisione non è in polemica con il partito: «Non è in discussione la mia leale collaborazione con Alfano – ha spegato Sacconi – quanto piuttosto il nostro rapporto con con i premier e segretario del Pd e il suo metodo cinico dei rapporti politici variabili». All’ex ministro del Welfare non è andata giù la moltiplicazione dei “forni”. Uno con Forza Italia per fare le riforme istituzionali; un altro con Ncd per governare e un altro ancora con Sel per eleggere il capo dello Stato.
VERTICI TRA I BIG

Ma ecco che chiuso un fronte rischia di aprirsene un altro: Nunzia De Girolamo, anche ieri muta, non ha smaltito la rabbia. Ha smentito su Twitter un suo eventuale passaggio al Carroccio definendole «fantasie giornalistiche». Per il resto, stare nei 140 caratteri le consente di limitarsi a chiedere «un sussulto dignità al centrodestra». Nei prossimi giorni ci saranno altri chiarimenti e sono previsti incontri tra i big. Non è da escludersi che qualcuno torni a chiedere ad Alfano di scegliere «perché non si può essere ministro al Viminale e leader allo stesso tempo». Vorrebbe dire riaprire un capitolo in realtà già chiuso, perché, si fa notare nell’entourage alfaniano, «il punto è la linea e non il ruolo». E non ci sono vie di mezzo «o si sta al governo o si esce».
CAZZOLA SE NE VA

Insomma, se non fosse chiaro, è scattata la linea dura. Le fibrillazioni ci sono. È fisiologico. Giuliano Cazzola, ex parlamentare Pdl e canidato dell’Ncd alle scorse elezioni europee nel collegio del Nord est, con una lettera a “Libero” ha comunicato la sua decisione di lasciare i centristi. «Io capisco che il Ncd – scrive Cazzola – alla fine dei conti, non aveva alternative, ma non si può agevolare e proteggere una svolta autoritaria di un ragazzotto furbo più intelligente, fortunato più che capace».
LA LEGA FA SCOUTING

Ma ora non bisogna leccarsi le ferite. Ma guardare avanti e orientare l’azione di governo dando visibilità e concretezza ai valori dei moderati. Sarà battaglia dunque nei prossimi giorni sui Jobs act e sulla riforma delle popolari.
«Il primo rapporto da ricucire è quello con noi stessi – suggerisce cauto Rocco Buttiglione – Renzi ha avuto un’astuzia diabolica, ha concordato il nome con ilpartito e con Sel, doveva fare così perché questo era il modo per farglielo accettare». Il filosofo centrista ha gettato un ponte verso la Saltamartini, «le ho parlato, le ho chiesto di rimanere nel gruppo di Area popolare, spero e credo che lo farà». E Antonio Gentile, segretario dell’Ufficio di presidenza del Senato e coordinatore di Ncd in Calabria invita Sacconi a ritirare le dimissioni e conferma la mission del partito, perché «nessuna fisiologica discussione può mettere in ongi caso in dubbio l’alleanza di governo». Alle dispute interne guarda con interesse crescente la Lega. Salvini ieri ha annunciato che in Veneto, dove il Carroccio governa alla Regione, non si faranno alleanze con i centristi, «meglio perdere che fare ammucchiate».

Il Messaggero