Nazionalizzati i beni di Kiev E la moneta ora è il rublo

Crimea

SEBASTOPOLI Il matrimonio tra Vladimir Putin e la Crimea è stato suggellato dalla firma del presidente russo al decreto che riconosce l’indipendenza della Repubblica, «uno Stato sovrano». I colpi di scena si susseguono nella crisi tra Ucraina e Crimea, con Mosca protagonista di un braccio di ferro con l’Occidente, dagli Usa all’Ue passando per la Turchia, e Kiev che mostra i muscoli e ordina la mobilitazione parziale dei propri effettivi.
Il «sì» di Putin ha fatto esplodere la gioia a Sebastopoli: ovunque risuonano i clacson delle auto che sfrecciano con le bandiere russe. «Spasibo, spasibo» (grazie), gridano in strada i passanti, rivolti a Putin, alla Russia e alla Flotta del Mar Nero. La giornata della Crimea, dopo l’annuncio dei risultati definitivi del referendum di ieri, con percentuali da capogiro su affluenza e voti per il «sì», è iniziata con una sessione del Parlamento a Simferopoli che ha via via ratificato i primi passi della Repubblica. La nazionalizzazione dei beni di Kiev, delle basi, fino alla decisione che la nuova moneta ufficiale è il rublo, con i soldi ucraini, i grivna, che potranno essere scambiati solo fino al primo gennaio del 2016. È poi stato lanciato un appello ai soldati ucraini, che Kiev ha annunciato rimarranno barricati nelle residue basi ancora non conquistate dai filorussi, «andate in quelle russe, potrete vivere in pace in Crimea», si legge in una nota del Parlamento.
Il tema della sovranità della Repubblica della Crimea è ora uno snodo decisivo. E potrebbe cambiare anche la capitale: da Simferopoli a Sebastopoli.

L’Unione Sarda