Nazionale, Conte: “Pirlo? Deciderò a marzo. Insigne, non bastano 2-3 gol”

ANTONIO CONTE

Il ritiro azzurro comincia sentimentalmente a handicap. E’ il compleanno di sua figlia Vittoria, che chiede a papà Antonio Conte: “Ma non puoi rimandarli tutti a casa e poi li fai tornare così stasera siamo insieme?”. Non si può. “Ma stamattina le ho dato la cosa più importante: un bacio”, dice teneramente il c.t. Ma la tenerezza di Conte finisce qui, perché per chi non stravede per la maglia azzurra (e al fixing odierno sono fischiate le orecchie a Insigne e Berardi) e per l’Andrea Pirlo “americano” non tira buona aria, a meno che quest’ultimo non decida di tornare in Italia, dove c’è l’Inter che lo aspetta a braccia aperte, ma andiamo con ordine.

MAGLIA AZZURRA — “Stamattina a Palazzo Vecchio ho detto che chi non capisce il valore della maglia azzurra è inadatto o inopportuno. Io so che cosa significa indossarla e non capire questo valore è ingiustificato. Non è un avviso a Insigne e Berardi (non convocati, ndr)? Alla mia prima conferenza da c.t. ho detto che avrei voluto che questa squadra desse emozioni alla gente, e vivere la maglia come seconda pelle. Al centro abbiamo messo il gioco e non il singolo elemento. Per fare qualcosa di importante è giusto così. La seconda cosa a cui tengo è la moralità. Quindi agli atteggiamenti in campo e fuori dal campo. Avevo detto che avrei guardato con attenzione la voglia di indossare questa maglia di chi viene qui. Concetti triti e ritriti, ma è giusto ribadirlo. C’è chi l’ha capito subito, chi più tardi e chi sta cercando di capirlo. Non ascolterò venti del nord, del sud e del centro. Non basteranno due o tre gol per stare in questo gruppo. Occorrono valori straordinari per fare cose straordinarie. Perciò ho bisogno di uomini straordinari, e non sono tanti. Insigne e Berardi sono rimasti a casa per scelte tecniche. Insigne? Sbagliato fare un riferimento specifico, prima si parlava di Balotelli, ora abbiamo cambiato soggetto. Non è un discorso personale. Io mi baso su cose dette a inizio percorso e cerchiamo di rafforzarle mese per mese. Vediamo le cose positive: De Silvestri si è rotto il ginocchio per noi e alla prima occasione l’ho convocato, quando è successo la Samp era più dispiaciuta di noi.. Verratti ha giocato con l’Azerbaigian a rischio di farsi male al polpaccio e magari altri mi avrebbero detto: ‘Non gioco perché se no non gioco col club’. Stiamo cercando di portare avanti un percorso, se i club lo vogliono capire o meno. Noi rispettiamo tutti, ma vogliamo essere rispettati. Abbiamo finito il girone da primi e imbattuti. Per entrare in questo gruppo bisogna fare cose straordinarie, non posso non tenere conto di quello che abbiamo fatto. Okaka sta facendo bene, Cerci sta giocando con continuità e può darci soluzioni. Aiutati che Dio ti aiuta. Mancheranno due amichevoli, già oggi sono in difficoltà nel pensare a chi far restare a casa tra questi ragazzi. In futuro ci sarà un modello Italia? Non so, ci vuole un po’ di tempo perché possa attecchire. i modelli li danno chi vincono. Al centro del progetto c’è il gioco, qualcosa che possa emozionare. A volte ci riusciamo, altre volte meno. Vorrei che si dicesse che l’Italia gioca un bel calcio”.
CASO PIRLO — Conte poi passa agli “americani”. Giovinco non è qui perché ha avuto un problema fisico, se no sarebbe qui, Pirlo invece ha smesso da più di due settimane, quindi cosa prevista. Per lui ha esigenza di fare delle valutazioni. Di lui ho una stima immensa sotto tutti i punti di vista, ma devo essere freddo nelle analisi, Andrea andrà per i 37 anni e quindi vediamo, a marzo ci sarà la ripresa negli Usa, però devo iniziare a guardarmi intorno e prendere in considerazione l’ipotesi che Pirlo possa non essere più in Nazionale, sperando però lo stesso che dia le risposte siano importanti. Bisognerà vedere le situazioni, è un discorso prematuro che però devo fare per onestà nei confronti di tutti quanti. Sarei il primo a essere felice se Andrea avrà le carte in regola, ma non posso farmi trovare impreparato ed essere uno sprovveduto”. Morale? “Se Andrea tornasse in Italia sarei molto contento. Avremmo al possibilità di vederlo sempre e allenarsi in una determinata maniera e farebbe ancora la differenza. Il mio timore è che la lontananza possa fargli perdere tutto questo. Una paura legittima che avrebbe chiunque al mio posto. Non c’entrano i progressi di Verratti, dipende tutto da Andrea. Crescita o non crescita di Verratti, da noi trova sempre posto. Verratti non è Pirlo, è meno regista e più centrocampista. Non siamo nelle condizioni di appoggiarci ai singoli elementi. Se pensiamo di andare a vincere l’Europeo con i singoli, allora torniamocene a casa Comunque Verratti ha dimostrato di tenerci tantissimo a questa maglia pur di fare una partita per noi decisiva; questi giocatori li difenderò a spada tratta e mi butterò nel fuoco per loro. Noi comunque guardiamo anche l’Under 21. Se Bernardeschi continuasse così, unendo qualità e quantità, lo terremo d’occhio di sicuro. Da qui a giungo ci sono spazi aperti, ma devono essere occupati in maniera seria e a 360°, cioè guardando anche gli aspetti comportamentali, la passione, l’entusiasmo e l’orgoglio di indossare questa maglia”.
CAMPIONATO — Sul Belgio dice chiaro: “Belgio è prima nel ranking. E’ un top team, basta vedere i nomi dei calciatori che ha. Ho scelto questa amichevole per testare la squadra e per capire se possiamo permetterci o meno certe soluzioni, anche se abbiamo diversi assenti soprattutto a centrocampo. Chi vince lo scudetto? Non mi sento di dirlo, la squadra additata potrebbe fare scongiuri. Ritrovare la Fiorentina in testa è uno spot per il calcio, la dimostrazione che quando si fanno le cose per bene in tutto e per tutto i risultati arrivano anche se sulla carta uno può sembrare meno attrezzato rispetto alle solite big. E’ un bel segnale, il lavoro e la serietà pagano sempre. Il Napoli sta crescendo, la Roma sta dando continuità, la Juventus sta uscendo da una situazione difficile, il Milan ha recuperato punti, l’Inter è in testa: Titoli di coda su Valentino Rossi e il Papa. “Dispiaciuto dall’esito finale, ma ha fatto una grande stagione, da grande campione. Speriamo di vederlo per tanti anni ancora portare in alto la bandiera dell’Italia. Papa Francesco? Ho avuto modo i incontrarlo in passato ed è stata una bellissima esperienza, mi piace molto perché esprime giudizi anche in momenti non facili. Dispiace domani non andare da lui (il Papa sarà a Firenze, ndr) ma come per tutte le cose, o si va tutti o nessuno”. E sembra quasi un manifesto programmatico di ciò che chiede Conte all’Italia che verrà.

La Gazzetta dello Sport