Nazionale, Conte lancia un sms a Insigne: “Servono uomini straordinari”

ANTONIO CONTE

Commosso per la cerimonia del ritiro della maglia azzurra numero 39 in memoria delle vittime dell’Heysel (“Sono tornato un po’ indietro nel tempo, avevo già deposto fiori in questo stadio: ancora non mi spiego come possa essere successo”), concentrato su Belgio-Italia di domani sera almeno quanto lo è pensando all’Europeo, fra l’invidioso e il rassegnato pensando alla crescita esponenziale del calcio belga rispetto a quello italiano: Antonio Conte sia spetta molto dall’amichevole di domani sera. Che tanto amichevole non sarà.

Come ci arriva la sua Nazionale?
“Abbiamo utilizzato questi giorni anche per raccogliere dati in vista dell’Euroepo, comparandoli con quelli di un anno fa. Ci aspetta una partita bella, importante, contro una squadra che oggi è chiaramente una delle favorite per la vittoria dell’Europeo. Una squadra piena di talento: in poco tempo sono riusciti a crearsi un serbatoio giovanile straordinario, onore a loro e al movimento ricco che c’è dietro. E che deve farci un po’ invidia”.
Fa invidia soprattutto a lei?
“Faccio quello che posso, monitoro tutte le under, ma c’è grande differenza fra i due movimenti. Sono arrivati dal 67° al 1° posto nel ranking soprattutto grazie a centri di formazione che non sono solo per dilettanti, ma anche per professionisti. Grazie al fatto che tutti i club mettono a disposizione i propri giocatori alla federazione. E’ difficile cambiare un movimento se non si possono fare certe cose, se non c’è adesione al progetto di tutte le società professionistiche: noi siamo lontani da tutto questo”.
Che formazione per affrontare il Belgio?
“Molto vicina a quella di cui avete parlato in questi giorni”.
Vede possibile una rimonta in campionato della Juve?
“Siamo qui con la Nazionale, parlare della Juve sarebbe inopportuno alla vigilia di un test importante, contro i megliori, in vista dell’Europeo. Dopo queata sfida, qualsiasi cosa accadrà, non dovremo esaltarci o abbatterci, ma semmai riflettere su cosa stiamo facendo e dove possiamo arrivare”.
Wilmots ha parlato di amichevole da spettacolo, ma ha detto che odia perdere.
“Allora siamo in due: mi conoscete abbastanza, odio quel verbo, sotto tutti i punti di vista. Sarà un’amichevole tra virgolette: loro affrontano la storia dell’Italia e per questo avranno grande furore, noi affrontiamo una squadra di grandi talenti che sta facendo grandi cose e dunque saremo animati anche noi: no, non sarà un’amichevole”.
Quale può essere il filo che unisce questa partita e quella giocata in Azerbaigian?
“Mi interessa testare delle situazioni tattiche anche in vista Europeo, fare certe valutazioni: vogliamo giocare a calcio, dare impronta, fare la partita, non ci chiuderemo cercando qualche contropiede furtivo e se poi saranno più forti di noi, ne prenderemo atto. Analizzeremo un eventuale risultato positivo senza esaltarci, e quello eventualmente negativo per riflettere. Dobbiamo avere chiara la strada che ci aspetta e come migliorare, per arrivare all’Europeo preparati sotto ogni punto di vista”.
Si dice che questo sia un gruppo ancora più forte di quello precedente alla sua gestione.
“Lavoriamo per una Nazionale che sappia superare i momenti di difficoltà quando arriveranno e l’esperienza mi insegna che le difficoltà le superano prima gli uomini, e poi i calciatori. Se vogliamo fare cose straordinarie, servono calciatori straordinari, ma anche uomini straordinari”.
Che giocatore belga prenderebbe nella sua Nazionale?
“Mi tengo i miei, sono i migliori del mondo”.
In Belgio si lamentano del gioco poco spettacolare della nazionale di Wilmots…
“Tutto il mondo è Paese… Sono primi nel ranking, hanno battuto la Francia a casa loro: ho osservato attentamente le loro partite e sinceramente vedo una squadra con delle idee, che ha un ottimo portiere, una difesa strutturata, centrocampisti che sanno garantire entrambe le fasi e grandi talenti che possono risolvere una partita anche con una sola giocata. Una squadra che ha tutto per il presente e per il futuro, credo che a preoccuparsi debbano essere soprattutto le rivali del Belgio”.
Il peso dell’assenza di giocatori come Pirlo, De Rossi e Verratti?
“A turno abbiamo già fatto a meno di loro in queste qualificazioni e per questa partita recuperiamo Marchisio: sono test che servono ad aggiungere alle certezze delle alternative importanti, giocatori che diano l’affidabilità necessaria per un torneo con soli 23 giocatori, con tre portieri. La scelta di quei 23 sarà tanto se non tutto”.
Fra Belgio e Ronania vedremo l’Italia con il 4-4-2 e il 4-3-3?
“Con l’Azerbaigian abbiamo utilizzato il 4-4-2, contro la Norvegia il 3-5-2 e poi il 4-4-2. Non sottovalutate il 3-5-2, che per me è in realtà un 3-3-4 offensivo. Quando parlo di risposte tattiche intendo che voglio capire in partite toste come queste, con un’avversaria che in questo momento sembra superiore, dove andiamo. Ho bisogno di un quadro il più possibile completo, per poi andare dritto. Ma ho le idee già abbastanza chiare”.
Quanto le scelte per questa convocazione di novembre si possono considerare definitive?
“I giocatori già convocati sono avvantaggiati perché sanno già quello che voglio, e le loro lampadine si accendono subito. Mi spiace solo che per quattro mesi non potrò dargli ulteriori input, nel frattempo vedrò che risposte mi darà il campo: la convocazione definitiva è quella di giugno”.
Che Okaka ha ritrovato?
“Era stato già convocato l’anno scorso, lo seguivamo: si è un po’ perso a metà della scorsa stagione, ma l’Anderlecht ha fatto un ottimo acquisto, perché ha preso un giocatore giovane, veloce, forte fisicamente, con grandi margini di miglioramento tecnici e tattici: l’ho seguito, l’ho visto far bene in campionato e in Europa League. E’ il benvenuto in Casa Italia, ora starà a lui meritarsi la conferma. Come è per tutti”.

La Gazzetta dello Sport