Napolitano lascia, Renzi: legislatura in gioco

GIORGIO NAPOLITANO 3

«Tempi brevi» e «massima condivisione possibile». Manca solo il nome, ma profilo, tempistiche e strategia sono definite. Nel mese dell’«allacciate le cinture», Matteo Renzi si prepara ad organizzare le truppe in attesa che in settimana di concretizzino le dimissioni di Giorgio Napolitano. Il trasloco nella casa del rione Monti è stato già completato. In giornata Napolitano si recherà alla camera ardente di Francesco Rosi per rendere omaggio al grande regista. Domani saluterà a mezzogiorno i corazzieri e, a seguire, tutto il personale del Quirinale. Tutto è quindi pronto per la firma delle dimissioni che dovrebbe avvenire nella giornata di mercoledì. Se così sarà, le Camere in seduta comune potrebbero essere convocate per i primi di febbraio.
MINACCIA
Alla sfida decisiva della legislatura, il presidente del Consiglio arriva sulla scia di un sentimento di unità nazionale ed europea che i fatti di sangue di Parigi hanno risvegliato. Domani a Strasburgo il presidente del Consiglio chiuderà il suo semestre di presidenza europeo rilanciando il disegno di un’Europa che non sia solo economia e moneta, ma anche valori condivisi e strategie condivise in grado di affrontare insieme la minaccia terrorista senza però cedere alla paura e al razzismo in salsa leghista. Il fronte culturale e politico che Renzi evocherà a Strasburgo ha gli stessi confini in Patria e nel Parlamento che tra poche settimane dovrà eleggere il successore di Napolitano. Da Sel alla maggioranza passando per Forza Italia e i transfughi del M5S. Ha questa ampiezza il raggio di «condivisione» che il presidente del Consiglio vuol tentare di raggiungere nell’elezione di un capo dello Stato «in continuità con l’azione riformatrice di Napolitano».
Non si tratta, secondo Renzi, di cercare un clone del presidente uscente, quanto di un alto ”condivisore” di una stagione di cambiamento che l’attuale governo intende proseguire sino al 2018. Sulla carta l’obiettivo è di facile portata, visto che il Pd può contare su 451 grandi elettori e che basterebbero quelli dei restanti partiti della maggioranza, più Forza Italia, per far uscire il nuovo Capo dello Stato alla quarta votazione. L’obiettivo di Renzi resta infatti quello di dare una prova di forza in grado di cancellare dalla legislatura l’onta dei 101 del 2013.
«Vietato fallire» è il mantra che da qualche giorno circola nel gruppo Pd alla Camera dove anche l’opposizione interna sembra rassegnarsi alla volontà di durare del Parlamento che stavolta, a differenza del voto precedente, deve vedersela anche con un possibile scioglimento anticipato, qualora si dovesse ripetere lo spettacolo del 2103 e magari eleggere il presidente alla quindicesima votazione.
Scommettendo sul quarto scrutinio, Renzi ha lanciato un avvertimento ai suoi parlamentari riassumibile in un ”va bene non farcela nei primi tre scrutini perché un po’ di franchi tiratori li metto nel conto, ma se si esagera e al quarto falliamo, vorrà dire che la legislatura è finita”.
NAZARENO
L’attenzione con la quale le cancellerie europee e non guardano alla successione di Napolitano spiega anche la volontà di Renzi di chiudere rapidamente la questione evitando che sul nostro Paese si abbattano nuovamente giudizi di fragilità del sistema politico. Oltre alla minaccia del terrorismo, è sempre in agguato la crisi economica dell’eurozona accentuata dalle elezioni politiche che si terranno a breve in Grecia. Le votazioni parlamentari in corso in questa settimana su Italicum e riforme costituzionali diranno quale reale forza di condizionamento hanno le opposizioni anti-Nazareno. Su questi risultati il presidente del Consiglio regolerà il tono del discorso che terrà ai gruppi a ridosso della seduta comune.

Il Messaggero