Napolitano: «La giustizia va cambiata»

GIORGIO NAPOLITANO

La riforma della giustizia è «invocata da troppo tempo», ed è un «rinnovamento che tarda ad arrivare». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto ieri mattina i 326 magistrati alla fine del proprio tirocinio ed è tornato a chiedere con forza una riforma in grando di restituire «rapidità ed efficienza» all’universo giudiziario italiano.

Di più il Capo dello Stato si è rivolto alle giovani toghe chiamandole a comportamenti più consoni rispetto all’esempio dato dai «veterani» negli ultimi anni. «Il magistrato – ha detto Napolitano – deve avere serenità e sobrietà di comportamenti professionali e anche privati». Ancora, «deve evitare i protagonismi personali, la trascuratezza nel redigere e nel consegnare i provvedimenti, perché queste sono cose che incidono sull’immagine di terzietà del magistrato provocando sfiducia nella società e censure in sede europea».

L’inquilino del Colle ha poi citato nel suo discorso le contraddizopme e le incertezze, le opposte pregiudiziali in diversi campi della vita istituzionale, che hanno impedito il rinnovamento e che io stesso ho sperimentato». È stata questa l’occasione anche per levarsi qualche sassolino dalle scarpe: «Anche nell’anno trascorso – ha detto il Presidente – che definirei di forzoso prolungamento della mia funzione di presidente, ho tenuto ferma, per quanto fossero aggressivamente faziose le reazioni, una linea di condotta ancorata al principio della divisione dei poteri».

Al discorso del Capo dello Stato hanno assistito, oltre ai 326 tirocinanti, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti, il primo presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce. È stato proprio il ministro Orlando a raccogliere l’assist offertogli dal Capo dello Stato per ribadire la necessità di una riforma della Giustizia che, peraltro, il presidente del Consiglio Matteo Renzi intende mettere in cantiere per il prossimo giugno. «Condivido la valutazione del presidente Napolitano – ha commentato il Guardasigilli – e credo possano esserci le condizioni per la riforma». «Una riforma che affronti il tema dell’ordinamento e del processo e che metta mano al codice – ha continuato Orlando – non ha però possibile riuscita se prima non si affrontano le emergenze, che sono le carceri, la carenza di personale amministrativo, l’eccesso di domanda di giustizia soprattutto nel civile e il contrasto alla criminalità organizzata». «Abbiamo provvedimenti pronti o in fase di ultimazione – la garanzia del ministro – che sono le condizioni per rendere agibile il campo di gioco. Anche la migliore riforma rischia infatti di essere travolta dall’esplosione di queste emergenze». Il tema principale da affrontare, ha chiarito Orlando, è «la riduzione dei tempi». «Il nostro sistema giudiziario mostra inadeguatezza nei tempi – ha aggiunto – la giustizia che non arriva non è giustizia». Arriveranno in Cdm nelle prossime settimane alcuni provvedimenti «per deflazionare» la giustizia civile. «In giugno ci sarà una riforma più complessiva».

Da Vietti, infine, è arrivato un ulteriore appello alla «sobrietà» dei magistrati: «Indipendenza, imparzialità ed equilibrio nell’amministrare giustizia – ha spiegato il vicepresidente del Csm – sono più che mai indispensabili in un contesto di persistenti tensioni e difficili equilibri sul piano sia politico sia istituzionale».

IL TEMPO