Napolitano difende riforme Renzi ma ostruzionismo non si ferma

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E’ scesa in campo l’istituzione più alta e più autorevole a difendere le riforme costituzionali. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, come aveva già fatto solo qualche giorno fa, ha ribadito la necessità di andare avanti con il superamento del bicameralismo e ha lanciato un appello ad abbassare i toni e a non agitare “spettri di autoritarismo” contro chi ha proposto la riforma.

Il capo dello Stato ne ha parlato a lungo durante il tradizionale incontro pre-estivo con la stampa parlamentare per la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Napolitano ha puntigliosamente ricordato che l’iniziativa del governo è arrivata su richiesta del Parlamento e che l’anomalia del Senato italiano era già stata denunciata all’indomani dell’assemblea costituente che fece nascere la nostra Carta. Infine il Presidente ha lodato la ricerca di “ampie convergenze” da lui sempre auspicata, da parte dei relatori e del governo che ha dato spazio a modifiche e emendamenti in commissione, ecco perchè ha precisato: “non c’è stata improvvisazione nè improvvida frettolosità” nell’esame della riforma costituzionale come le opposizioni continuano a dire. Insomma dal Colle è arrivato un sostegno pieno al progetto del ddl Boschi su cui Renzi non sembra voler cedere di un millimetro.

Il presidente del Consiglio è tornato ad accusare i ‘frenatori’ della riforma: “le immagini di chi vuole bloccare, fermare, ostruire il cammino delle riforme in Italia sono le immagini di chi pensa che si possa andare avanti così. Per cambiare l’Italia bisogna fare le riforme e le faremo”, ha assicurato Matteo Renzi lanciando un’offensiva anche sui social network: “#mentreloro fanno ostruzionismo per provare a bloccare il cambiamento, noi ci occupiamo di posti di lavoro”, è il tweet del presidente del Consiglio che poi ha aggiunto: “sulle riforme si gioca la credibilità della politica, ma noi abbiamo preso il 41% per cambiare il Paese” e “il governo è determinato a farlo”.

La determinazione di palazzo Chigi spiega la ‘soluzione’ trovata oggi in conferenza dei capigruppo per cercare di combattere l’ostruzionismo delle opposizioni che rischia di far saltare il voto entro l’estate: sedute a oltranza fino all’8 agosto, dalle 9,30 alle 24, domeniche comprese. Un tour de force che non si era mai visto neanche per le finanziarie di un tempo. In realtà la maggioranza avrebbe voluto che Sel e dissidenti vari ritirassero gli emendamenti ostruzionistici, in tutto sono 7800, lasciando in vita solo quelli su cui eventualmente aprire una trattativa, ma la risposta è stata un no secco e un dibattito lungo un’ora, con la presentazione di decine di proposte alternative, per far approvare il nuovo calendario. Al momento insomma il muro contro muro va avanti, alimentato dall’esterno anche da Beppe Grillo che ha accusato Renzi di fascismo: “tra l’Italia di oggi e quella del 1924 esistono molte e impressionanti analogie – ha scritto il fondatore M5S -. L’esito potrebbe essere lo stesso, la fine della democrazia, con al posto del fascismo, un sistema che comprende tutte le forze del Paese che vogliono conservare i loro privilegi e tenere a distanza di sicurezza la volontà popolare: criminalità organizzata, piduisti, istituzioni deviate, partiti”.

A complicare l’andamento dei lavori c’è poi il no della Lega che non sembra soddisfatta dal compromesso raggiunto da Roberto Calderoli in commissione e che si aggiunge ai voti contrari di M5S, Sel e frondisti di Fi e Pd.

Intanto anche ieri la seduta del Senato è stata completamente assorbita dall’illustrazione degli emendamenti all’articolo 1, sono 2172, e ancora non si è neppure arrivati al primo voto. La settimana proseguirà così, con una pausa per il voto sul decreto competitività venerdì e poi da lunedì sedute fiume dalle 9,30 alle 24, compresi i sabati e le domeniche. A meno che, come suggeriscono Fi e Ncd, il governo non trovi una soluzione politica oppure non si proceda, come ha preannunciato Luigi Zanda, all’uso delle tecniche previste dal regolamento per accelerare il dibattito, si parla del cosiddetto ‘canguro’ ossia la riduzione delle votazioni su argomenti o emendamenti simili. Non è escluso nemmeno il contingentamento dei tempi della discussione, quella che volgarmente viene chiamata ‘ghigliottina’.

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