Napolitano dal Papa, visita di congedo

GIORGIO NAPOLITANO 4

Una visita a sorpresa anche se non inattesa. Quando Giorgio Napolitano è salito a bordo della Lancia presidenziale e ha lasciato il palazzo del Quirinale ieri pomeriggio pochi sapevano che la vettura – preceduta solo da un’auto di scorta – avrebbe imboccato di lì a poco l’ingresso del «Perugino» nella città del Vaticano e il capo dello Stato sarebbe entrato nella residenza privata di papa Francesco nella Domus di Santa Marta.
Il presidente era da solo, ad accompagnarlo neppure la signora Clio, che pure nelle occasioni precedenti era sempre andata al suo fianco.
GRANDE CORDIALITÀ

Il colloquio è durato un’ora e venti minuti. Dato il suo carattere rigorosamente e strettamente privato non sono state fornite precisazioni ufficiali sui temi affrontati.
Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, si è limitato a sottolineare il clima di «grande cordialità». Concetto evocato anche da un comunicato del Quirinale che parla di un’atmosfera che ha confermato «l’intensita e l’affabilità del rapporto personale» tra il Pontefice e il capo dello Stato. Niente di più.
L’APPUNTAMENTO SALTATO

Si sa comunque che dal mese di giugno scorso l’incontro era stato messo in cantiere ed è slittato fino a ieri per i numerosi impegni a catena del Pontefice e del capo dello Stato. Papa Bergoglio e Napolitano hanno voluto avere uno scambio di opinioni riservato lontano dai riflettori. Proprio nel segno di quell’intesa e di quel solido rapporto personale che si è subito instaurato tra il successore di papa Ratzinger e il capo dello Stato sin dall’aprile dello scorso anno. Difficile quindi cercare di decifrare i contenuti della conversazione.
CONTO ALLA ROVESCIA

Sul Colle non si avalla la voce secondo cui Napolitano avrebbe anticipato al Pontefice la sua intenzione di rassegnare tra breve le dimissioni per il suo secondo mandato. Ma è un fatto che l’incontro si colloca in quello che sembra diventato una sorta di conto alla rovescia per un addio che molti preconizzano per la fine dell’anno o per l’inizio 2015, a dispetto dei boatos che ipotizzano uno slittamento delle dimissioni al maggio prossimo.
UN ANNO DOPO

Certo è che a poco più di uno anno di distanza dalla visita ufficiale compiuta da papa Francesco al Quirinale, la situazione interna ed internazionale non hanno fatto registrare alcun segno di miglioramento. La crisi medio-orientale (con l’avanzata dell’Isis al confine siro-iracheno e le minacce terroristiche del califfato anche nei confronti dela Chiesa di Roma), le turbolenze nei Paesi del Nord-Mediterraneo che hanno accentuato il dramma dell’emigrazione lungo le nostre coste nonché l’allarmante esclation della crisi ucraina sono al centro delle preoccupazioni della Santa Sede e del nostro governo, anche quale presidente di turno dell’Ue.
PREOCCUPAZIONE

Quanto ai fermenti interni, Napolitano avrà certamente avuto modo di manifestare le sue preoccupazioni per la situazione politico-sociale del Paese e di ricordare a papa Bergoglio quanto gli disse nel colloquio al Quirinale il 14 novembre 2013 a proposito del «clima avvelenato» che c’è in Italia e su quanto «siamo lontani da quella cultura del dialogo che Ella ama evocare».
«C’è necessità di incontri anche con gli avversari più lontani», disse ancora Napolitano richiamando un concetto caro a papa Bergoglio. Purtroppo oggi ad un anno di distanza il dialogo – anche tra le forze politiche e sociali – appare ancora una chimera.

Il Messaggero