Napolitano boccia la rosa di Renzi per la Farnesina spunta la Dassù

GIORGIO NAPOLITANO 5

ROMA E’ probabile che alla fine la scelta cada su Marta Dassù o su Marina Sereni, oppure che domani Matteo Renzi si metta in tasca l’interim per qualche tempo. Ciò che è certo è che la storia di ieri sulla Farnesina, sul nome del nuovo ministro degli Esteri, è storia di una fumata nera. Di un’impasse. Giorgio Napolitano e Renzi, dopo un’ora di faccia a faccia, si sono lasciati facendo sapere che «sulla Farnesina c’è stato un primo scambio di opinioni». Un rinvio. E proprio alla vigilia dell’addio di Federica Mogherini, da domani Alto rappresentante per la politica estera europea. La vigilia di un…vuoto, visto che il ruolo europeo è incompatibile con incarichi nazionali.
Poco o nulla filtra dal Quirinale e da palazzo Chigi. L’impasse porta con sé un sottile imbarazzo e dunque imbarazzati silenzi. E questo perché l’incontro tra Napolitano e Renzi non è andato bene. Il premier si è presentato nello studio del Quirinale con quella che viene definita la «narrazione della parità di genere» e, in subordine, «dell’età anagrafica» del futuro ministro. Traduzione: donna e possibilmente giovane, come è del resto il brand della squadra renziana. I nomi: la vicepresidente della Camera Marina Sereni (Pd) con un passato da responsabile esteri del partito; il direttore del personale della Farnesina Elisabetta Belloni e la giovane (32 anni) deputata del Pd Lia Quartapelle.
IL PRESIDENTE SMONTA LA ROSA

La risposta di Napolitano non è stato un no secco. Ma il presidente, che aveva ormai fatto la bocca alla nomina dell’attuale viceministro Lapo Pistelli profondo conoscitore dei più importanti dossier internazionali, ha smontato la rosa proposta dal premier. Ha fatto presente che un ministro degli Esteri, vista la delicatezza e l’importanza dell’incarico, deve avere un’indiscussa competenza, un profondo senso politico e forte personalità, autorevolezza e capacità negoziale per potersi destreggiare negli incontri bilaterali con gli altri ministri degli Esteri. In soldoni: la Farnesina è una cosa seria e me ne infischio delle quote rosa, serve un politico esperto e competente, nomina perciò Pistelli così come avevi lasciato intendere. E per carità niente tecnici, il ruolo del ministro degli Esteri non può essere svuotato e non si può rinunciare alla distinzione di ruoli tra diplomatici e politici. Il precedente di Giulio Terzi con Mario Monti insegna.
Raccontano che Renzi non si sia detto d’accordo. Che abbia chiesto un supplemento di riflessione. Fanno sapere che a questo punto Napolitano abbia proposto una soluzione: Pistelli ministro e Lia Quartapelle vice. E, se proprio tieni così tanto alle quote rosa, nomina una ministra alle Pari opportunità (delega che il premier ha finora tenuto per sé). Ma il premier ha resistito, con Pistelli ha attriti antichi visto che gli fu avversario nel 2009 alle primarie per il sindaco di Firenze. E così raccontano che a un certo punto, come ipotesi di mediazione, il capo dello Stato ha suggerito il nome di Marta Dassù, ex viceministro del governo di Enrico Letta e attualmente nel Cda di Finmeccanica. Renzi però ha preso tempo. Deciderà probabilmente oggi.
C’è da aggiungere che Napolitano, da sempre in grande sintonia e massimo sponsor del premier, non ha preso bene il rinvio. Qualcuno al Quirinale parla di colpevole ritardo e sostiene che è allarmante un rinvio in presenza di gravi crisi internazionali in Libia, Ucraina, Medio oriente ecc. Soprattutto, qualcun altro sottolinea che Renzi avrebbe avuto tutto il tempo per istruire e preparare l’avvicendamento: la Mogherini è stata nominata Alto rappresentante a fine agosto. E nessuno – vista la situazione di stallo – se la sente di escludere che Renzi tenga per sé l’incarico, magari con un interim breve.
Durante il colloquio è stato affrontato anche il nodo dei giudici della Consulta e della legge elettorale. Per i primi Napolitano ha invitato il premier a indicare due candidati senza casacca politica. Per l’Italicum – e qui il premier ha illustrato la novità del premio di maggioranza al partito e non alla coalizione più forte – il presidente ha chiesto di fare presto, superando ostacoli e veti. E’ sempre forte la voglia di mollare tutto e andarsene in meritata pensione.

IL MESSAGGERO