Napolitano: basta conservatorismi sul lavoro servono politiche coraggiose

GIORGIO NAPOLITANO

Per l’appuntamento di questa nona apertura dell’anno scolastico, Giorgio Napolitano sceglie un abbigliamento meno formale del solito (senza cravatta), più vicino ai tremila tra studenti, familiari e professori che gremiscono il cortile d’onore del Quirinale. Ma il tono è – se possibile – più grave del consueto. Le parole del Presidente riflettono l’allarme per una crisi economico-finanziaria che diventa più pesante (come confermato proprio ieri anche da Mario Draghi) e il discorso – partendo ovviamente dalla scuola – si concentra sul lavoro e sulla necessità del Paese di rinnovarsi e di attuare queste benedette riforme. E’ più di un pressing quello di Napolitano che sottolinea come dalla crisi l’Italia e l’Europa possono uscire «solo insieme» e con «politiche nuove e coraggiose per la crescita e l’occupazione, dirette soprattutto e più efficacemente ai giovani». Dunque, per il Colle, in questo frangente ci vuole coraggio, bisogna passare dalle parole ai fatti per cambiare davvero. Non è più tempo di chiuderci nei nostri «vecchi recinti nazionali» né di «sbraitare» contro l’Europa (un implicito, ma abbastanza evidente riferimento al leghista Salvini), bensì di stringerci in uno sforzo comune, in spirito di solidarietà. «Dobbiamo rinnovare decisamente le nostre istituzioni, le nostre strutture sociali, i nostri comportamenti collettivi – ammonisce Napolitano in un passaggio-chiave – in questo paese non possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie». Parole pesanti come macigni. Beninteso, sarebbe esercizio difficile decifrare i tutti i possibili destinatari. Napolitano si guarda bene dall’entrare nel merito del dibattito del Pd sull’articolo 18 e tanto meno sulla polemica a distanza Renzi-Camusso. Né cita l’impasse in Parlamento sui giudici della Consulta e del Csm. Ma non c’è dubbio che il suo monito cada proprio mentre è più aspro lo scontro sul lavoro. L’ultima polemica, infatti, è di ieri: se il leader degli industriali Giorgio Squinzi sostiene che «l’abolizione dell’articolo 18 sarebbe un segnale forte», Susanna Camusso, capo della Cgil, non ci sta: «Vedo repentini mutamenti di opinione». Un monito, quello del Colle, che va contro le rigidità, le contrapposizioni preconcette, per indirizzarsi, piuttosto, verso con un’energica spinta al cambiamento. In sintonia con quanto nelle stesse ore Renzi diceva in America. Napolitano non lo dice, ma quando parla di rinnovare i «comportamenti collettivi» probabilmente ha in mente anche la vicenda dell’opera di Roma con l’abbandono del maestro Muti di fronte all’impossibilità di gestire il teatro.
L’ANALISI
Naturalmente, la scuola più giocare un ruolo decisivo per uscire dalla crisi. «Serve una scuola migliore», esclama Napolitano che condivide l’analisi del ministro Stefania Giannini (che l’ha preceduto sul palco) ed auspica una mobilitazione sui 12 punti di azione lanciati dal governo con il piano «La buona scuola». Non manca un richiamo al governo. «Confidiamo nella chiarificazione e nella concretizzazione degli impegni annunciati – osserva Napolitano – per il superamento di situazioni ormai insostenibili, che le politiche del passato non hanno mai risolto». L’appello ai giovani è di recepire i principi sanciti nella prima parte della Costituzione e quindi di coltivare i valori della legalità, del rispetto delle istituzioni, dialogo. «Valori – sottolinea il capo dello Stato – che si servono non a parole ma rifiutando nei fatti ogni violenza, ogni sopruso, ogni forma di corruzione».
L’abbraccio con i giovani è forte (tra l’altro Napolitano si intrattiene con uno studente romano autistico). Ad essi rinnova il suo credo di convinto europeista. L’Europa è diventata un modello di pace, che ha acquisito dopo le terribili esperienze della due guerre mondiali. E’ un patrimonio di civiltà che la Ue è decisa a difendere – esclama Napolitano – dalla nuova ondata di fanatismo, di barbarie, di terrore che è venuta crescendo». Ma il messaggio finale è ispirato alla fiducia proprio per quanto gli studenti e gli insegnanti possono fare per l’avvenire del Paese.

Il Messaggero