Napolitano ai club: rompete con gli ultrà Il premier: le società paghino le spese

GIORGIO NAPOLITANO 3

Un monito durissimo per il mondo del calcio, arrivato prima dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e poi dal premier Matteo Renzi Un monito che coinvolge direttamente le società. Proprio con i club il Capo dello Stato è stato perentorio: «Rompete con i facinorosi». Renzi, invece, ha preso di petto una questione per anni dimenticata: «Le convocheremo e porteremo un principio fondamentale: le società dovranno anche prendersi cura del pagamento dell’ordine pubblico, non voglio che paghino i cittadini». Parole amarissime sono state pronunciate dal Capo dello Stato: «Quello che ho visto dentro e fuori lo stadio Olimpico ha a che vedere con il peggio degli odi, della violenza e perfino della criminalità, e bisogna trattarlo in maniera diversa dal mondo del calcio». 
L’occasione è stata, ieri pomeriggio, l’inaugurazione della mostra «La Nazionale tra emozioni e storia», all’Auditorium. Il Presidente della Repubblica, con il pensiero ancora ai fatti dell’Olimpico, ha detto: «Questo è l’unico mondo del calcio che amiamo ed è quello che amano gli italiani di tutte le generazioni. Vogliamo tornare a immaginare un mondo del calcio come deve essere: uno sport, un gioco, una competizione, anche un grande spettacolo».
«I FISCHI?INCONCEPIBILE»
Sono più o meno le stesse parole che avrebbe usato Renzi due ore più tardi negli studi di Porta a Porta: «Dobbiamo riportare il calcio a chi lo merita, alla famiglie e ai bambini. Abbiamo il dovere di riportare le famiglie allo stadio». Ma il premier ha parlato a lungo anche dei fischi all’Inno di Mameli: «Inconcepibile, l’inno non si fischia per i bambini più che per noi. I bambini lo considerano parte della propria identità». Ed è andato anche più in là: «Nella mia generazione non c’era quest’attaccamento all’inno nazionale, cantarlo era demodé.Le cose sono cambiate grazie all’azione di presidenti come Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano».
«NIENTE ANNUNCI SPOT»
Renzi ha poi affrontato il tema delle nuove misure: «Il daspo a vita? La proposta di Alfano va bene, ne discuteremo, la valuteremo. E’ uno dei temi che affronteremo tra luglio e agosto. Il problema, però, non sono solo le misure di sicurezza, ma il rispetto di queste ultime. Il calcio non lo lasceremo ai vari Genny ’a carogna. Facciamo finire la campagna elettorale e poi riuniamo tutte le autorità e interveniamo in modo serio». Il premier ha assicurato che il governo «non farà nessun annuncio spot, sarebbe facile dire prenderemo provvedimenti per la campagna elettorale e a me non va. Ho visto tra le forze politiche troppi sciacalli buttarsi a pesce per guadagnare due o tre voti in più. Ho sentito troppe polemiche pretestuose».
«HANNO PERSO TUTTI»
È stata una giornata piena di reazioni politiche: dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini («Penso che a Roma abbiano perso tutti») al presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia («Rompere quel sodalizio perverso tra politica e ultrà»), fino all’ex premier Massimo D’Alema («Questo non è sport») e al vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri («Il vero problema è come allontanare questa gente dagli stadi»).
Ma è stata una giornata di reazioni importanti anche dal mondo dello sport. Il presidente del Coni Giovanni Malagò non ha usato giri di parole: «E’ imbarazzante la ripetizione di quello che avviene negli stadi, situazioni fotocopia di quanto è accaduto anni fa. Significa che o non si è fatto nulla o si è fatto male». 
Oggi Malagò ne parlerà durante la riunione della giunta del Coni: «Dire che sono amareggiato, arrabbiato per quello che ho visto, è dire poco. Fin dal primo giorno della mia presidenza ho denunciato che ci sono cose nel calcio che non funzionano… Tutti mi dicono: li devi cacciare». Ha parlato anche Joseph Blatter, presidente della Fifa, la Federazione internazionale del calcio: «Condanno ogni forma di violenza nel e attorno al calcio». Claudio Lotito, presidente della Lazio denuncia: «Nelle curve si è creata una zona franca, si deve sapere che c’è spaccio di droga, merchandising falso e prostituzione».

Il Messaggero