Napolitano, addio «imminente». Grillo-choc

GIORGIO NAPOLITANO 5

Le dimissioni di Giorgio Napolitano sono «imminenti». L’aggettivo lo ha usato il Presidente davanti agli ambasciatori stranieri al Quirinale per gli auguri natalizi. Finora si sapeva che Napolitano era intenzionato a concludere il suo mandato a breve, c’erano stati annunci vaghi, il Presidente stesso non aveva mai speso troppe parole sul tema. Adesso lo ha fatto, parlando esplicitamente di «imminente conclusione del mandato». Non ha perso occasione di farsi sentire Beppe Grillo, che ha creduto di fare una battuta: «Si dovrebbe costituire, altro che dimissioni». Parole scioccanti, in linea con l’abitudine grillica di attaccare il Colle. Quale l’accusa al Presidente? «Per colpa sua non siamo andati al governo». Quindi, davanti alla stampa estera, il comico ha accusato il Pd di essere «il referente di Buzzi e Carminati». E ha chiuso a Prodi per il Colle: «Sceglieremo con le Quirinarie un candidato lontano dal mondo della politica». Insorge il partito di Renzi: «Grillo ormai fa pena».
L’ANNUNCIO

Non è stato solo l’annuncio dell’imminenza, il fulcro del discorso di Napolitano. Il capo dello Stato ha rinnovato le parole di stima e fiducia nei confronti del governo Renzi, spiegando che a questo esecutivo non c’erano alternative, e adesso «sta compiendo un ampio e coraggioso sforzo per eliminare alcuni nodi e correggere taluni mali antichi che hanno negli ultimi anni frenato lo sviluppo del Paese». Napolitano sottolinea poi come, sempre a lode di Renzi e della sua azione, mentre in vari Paesi europei si è registrata «una rapida e preoccupante crescita di movimenti e partiti euroscettici o apertamente antieuropei, l’Italia è andata controcorrente».
Le dimissioni del capo dello Stato sono dunque ormai sul tavolo. Influiranno sul cammino delle riforme? Pare di no, la diatriba da uovo e gallina se eleggere prima il nuovo Presidente o fare le riforme è stata appianata, il corto circuito sembra scongiurato. E’ stata la ministra Boschi ad annunciarlo pubblicamente: «Con FI l’intesa c’è sempre, prima si approvano le riforme». E ha spiegato, la ministra, che «non si può bloccare tutto in attesa di una data che non si sa quale sarà», facendo notare che, per quanto «imminente», comunque la data delle dimissioni ancora non è nota né si sa quando lo sarà. Lo sblocco c’è stato l’altro giorno, quando gli emissari di Renzi e dell’ex Cav si sono incontrati e hanno rinnovato l’intesa, convenendo sulla cosiddetta clausola di salvaguardia, il vero macigno che ostacolava il via libera. L’intesa prevede che la legge elettorale nuova, l’Italicum, entri in vigore dal settembre 2016; se la situazione dovesse precipitare prima, al voto si andrebbe con il Consultellum, niente Mattarellum e consimili, dunque. Sembra sbloccato anche l’iter, delle riforme. Si va in aula dall’8 di gennaio: alla Camera si discuterà dell’abolizione del Senato, con tempi contingentati di 80 ore, quindi voto, non definitivo perché occorrono altre due letture, essenso legge costituzionale; a palazzo Madama, più o meno in contemporanea, discussione e votazioni in aula sull’Italicum, con approvazione definitiva entro la fine del mese.

Il Messaggero