Napoli e Juve fanno il vuoto

TURIN, ITALY - MARCH 17:  Gonzalo Higuain of SSC Napoli celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between Torino FC and SSC Napoli at Stadio Olimpico di Torino on March 17, 2014 in Turin, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Record su record. La prima giornata di ritorno regala il primato stagionale di reti segnate (33, superate le 32 del 17° turno), rigori accordati e trasformati (6, contro i 4 registrati in ben 4 occasioni in precedenza) e autogol (3, record in questo caso eguagliato, dato che altrettanti se n’erano visti alla 10ª). Ma soprattutto proietta ufficialmente Gonzalo Higuain nell’Olimpo dei bomber: 20 gol in 20 giornate non li aveva mai segnati nessuno nella serie A a 20 squadre: Nyers (Inter 1949-’50) e Toni (Fiorentina 2005-’06) si erano fermati a 19. In realtà, però, quello del Pipita non è un primato assoluto, visto che in tornei con un diverso numero di partecipanti era già accaduto che un giocatore segnasse anche di più nelle prime 20 giornate. Due erano suoi connazionali: Angelillo (25 gol con l’Inter 1958-’59, chiuse a 33, campionato a 18 squadre) e Guaita (22 con la Roma 1934-’35, chiuse a 27, campionato a 16 squadre). L’unico italiano a riuscirci è stato invece lo juventino Felice Borel, con 23 gol nella stagione a 18 squadre 1933-’34 (finì a quota 31). I 31 gol complessivi di Toni nel già citato campionato 2005-’06 (record dell’era moderna) sembrano alla sua portata. E anche i 35 di Nordahl con il Milan 1949-’50, primato assoluto della serie A a girone unico, cominciano a vacillare.

La quinta doppietta del Pipita nelle ultime 7 partite vale il successo in rimonta sul Sassuolo, che fin qui contro le prime 5 non aveva ancora mai perso, e dribbla le vertigini da primato, costate care a Bologna dopo il primo assaggio di leadership ad inizio dicembre. E alla festa si unisce Callejon, che anzi indica la via con il gol del pari, spezzando il suo personale tabù realizzativo in campionato (a fronte di 6 reti tra Europa League e Coppa Italia). Con questa fanno 12 vittorie (con 2 pareggi) in 14 sfide al San Paolo in tutte le competizioni per Sarri, ma si è trattato di una delle più complesse, nonostante le defezioni di Cannavaro, Berardi e anche Missiroli in corso d’opera nella squadra di Di Francesco.

Niente a che vedere con la sensazione di onnipotenza calcistica regalata a Udine da una Juve sempre più padrona e che col 4-0 di ieri prosegue la sua corsa non solo alla vetta (staccata anche l’Inter, resta seconda a -2) ma anche all’ennesimo record: quello societario di vittorie consecutive in serie A, stabilito da Conte tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2014. Era la famosa Juve dei 102 punti e arrivò a sommare 12 successi di seguito prima di farsi fermare sul pari all’Olimpico dalla Lazio. Questa è già a quota 10 e battendo anche Roma, Chievo e Genoa (le prossime avversarie in campionato) supererebbe se stessa, lanciandosi all’inseguimento delle 17 vittorie messe una in fila all’altra dall’Inter di Mancini nel campionato 2006-’07, record assoluto della serie A. Forse stiamo correndo troppo, ma con un Dybala così (che zitto zitto ha scavallato la doppia cifra personale e più in generale, dopo le difficoltà iniziali, sta avendo un impatto sulla squadra del tutto simile a quello di Tevez nelle stagioni precedenti) nulla sembra precluso, almeno entro i confini interni. Forse avevamo un po’ tutti sottovalutato la catena d’infortuni, gli episodi sfavorevoli e l’ovvio periodo di assestamento dopo le pesanti cessioni estive tra i fattori determinanti del complicato avvio di stagione bianconero, catalogando troppo in fretta alla voce “sindrome da fine ciclo” quanto si era visto nei primi due mesi. Invece da lì in poi non ce n’è stato più per nessuno, come da consolidate abitudini. Anche vincere lo scudetto dopo una simile partenza sarebbe un record. E a questo punto, tra tutti, sembra persino il meno complicato da raggiungere, visto l’andazzo.

Le altre si stanno facendo progressivamente da parte. Anzi, a dire il vero si sono fatte da parte già da un pezzo, se è vero che la classifica dalla quarta giornata in poi (non proprio una manciata di partite, insomma), recita: Napoli 42, Juventus 41, Fiorentina 32, Inter 31, Empoli 30, Milan 29, Roma 28. Una voragine, insomma, altro che campionato equilibrato. I dieci giocatori di movimento dell’Inter, ad esempio, non fanno più un punto, quei pochi che i nerazzurri hanno messo insieme nell’ultimo periodo sono tutti farina del sacco di Handanovic. Come sabato a Bergamo, dove due autoreti (del sempre più impacciato Murillo e Toloi) hanno sancito un 1-1 strettissimo proprio all’Atalanta. C’era una volta un’ottima difesa con un portiere che parava il normale, adesso è sparita la difesa e il portiere è diventato paranormale, ma non basta a tenere il ritmo delle prime. Così come si è incartata la Fiorentina non appena Kalinic ha ritrovato una dimensione più simile alle aspettative di inizio stagione. Al di là dei gol, dov’è finito il centravanti tuttofare che esaltava col suo moto perpetuo l’orchestra di Sousa? Quello del 2016 somiglia più a un certo… Mario Gomez, avete presente? Certo, non è ovviamente lui l’unico problema dei viola, trafitti anche da un Milan operaio dopo il bruciante ko interno con la Lazio (la fase difensiva, ad esempio, appare molto meno solida rispetto ai mesi scorsi), ma l’involuzione del croato è comunque evidente.

Così come, Garcia o non Garcia, Spalletti o non Spalletti, tifosi o non tifosi, con il vero Edin Dzeko la Roma, nonostante tutti suoi guai, sarebbe probabilmente ancora in lotta per lo scudetto e non a rischio di scivolare fuori persino dalla zona Europa League. Sulla scarsa incisività del centravanti bosniaco se ne sono sentite tante in questi mesi. Chi ha chiamato in causa l’allenatore, chi i compagni, chi la mancanza di cross, chi il ponentino, chi la carbonara… Forse è giunto il momento di ammettere che il re è nudo: Dzeko sta facendo pena di suo, a prescindere da tutto il resto. E ci sono i suoi marchiani errori sotto porta, prima ancora delle scelte di Spalletti (azzardato l’impiego di Castan, interessante ma tutto da valutare nonostante il gol Nainggolan trequartista alla Perrotta), alla base dell’ennesimo mancato successo dei giallorossi all’Olimpico, persino contro il Verona ultimo in classifica.

Nelle altre sfide, il combinato disposto delle due Lazio scese in campo a Bologna (imbarazzante quella del primo tempo, tutt’altra cosa quella ammirata nella ripresa) frutta un punto in rimonta da 0-2, mentre l’Empoli butta i cerotti oltre l’ostacolo agguantando il Chievo dopo una settimana complicata e Belotti e il figliol prodigo Immobile affondano le mani in quella marmellata che a Frosinone si ostinano a chiamare difesa riportando il Torino al successo dopo 4 sconfitte, derby di Coppa compreso. A proposito, 45 gol al passivo dopo 20 giornate non si ricordavano da 18 anni in serie A. Le ultime squadre a subirne tanti erano state Lecce (45) e Napoli (47) nel 1998. Il Carpi invece, da quando ha deciso di lasciare al loro destino i “giocatori di categoria”, affidandosi a quelli che “in serie A non potevano giocare”, non sbaglia più un colpo: ko anche la Samp, due vittorie consecutive e 7 punti in 3 partite nel 2016. Il Palermo, capace di rendere indimenticabile il cameo di Viviani in panchina prendendo 4 sberle dal Genoa, non è poi così lontano: 4 punti.

Detto in apertura dei record, è ora di celebrarne i principali artefici. Soprattutto Higuain, Belotti, Pavoletti e Dybala, ossia gli autori delle 4 doppiette, ma anche Candreva, Mbakogu, Falcinelli, Immobile e Pazzini, oltre allo stesso Dybala, tutti infallibili dal dischetto, capaci di portare oltre l’81% il fatturato realizzativo globale dagli undici metri (43 rigori a segno su 53). E, a modo loro, anche Murillo, Toloi e Avelar, con i rispettivi autogol che hanno contribuito al bottino record di 33 centri totali. Ma a contribuire sono stati soprattutto i centrocampisti, i cui 11 gol rappresentano anch’essi un record in stagione. Battuti a stretto giro di posta i 9 del turno precedente, a testimonianza di una crescita realizzativa costante del reparto: dopo aver combinato per un totale di 90 reti nelle prime 16 giornate (media di 5,6 per turno), i centrocampisti ne hanno segnati 34 nelle ultime 4 (8,5 per tornata di gare). E se contiamo i marcatori diversi su azione, in questa prima di ritorno hanno fatto anche meglio degli attaccanti (10 contro 8). Dybala raggiunge Eder al secondo posto della classifica marcatori

a quota 11 e in doppia cifra approda anche Pavoletti (10 come Kalinic), nel turno che, oltre al genoano e a Higuain, conferma tra i marcatori altri 3 protagonisti tutt’altro che attesi della giornata precedente: Sammarco, Lollo e Khedira. Primi gol in serie A, invece, per Suso, Mbakogu, Correa e Alex Sandro, mentre Callejon e Nainggolan realizzano il primo in stagione e riappaiono sui tabellini del nostro campionato anche due giocatori da poco tornati in Italia come Immobile e Boateng.

La Repubblica