Muore da eroe per salvare due operai

AMBULANZA 1

Dario era alto e forte, fa impressione pensare che possa esser morto così: dentro una buca stretta e lunga, profonda non più di 2 metri, dove si è buttato per salvare chi era in difficoltà. Tra i papaveri, la sabbia, i fiori selvatici, all’orizzonte, le palazzine in costruzione e a valle quei solchi per realizzare l’impianto fognario. Via della Stazione Aurelia. Una benna è al lavoro, gli operai della ditta Ibisco stanno realizzando il collegamento di alcuni edifici in via di ultimazione. 
Sono le 14 di ieri, quando si verifica una piccola frana nel cantiere: le pareti della buca cedono, Marcel, romeno resta intrappolato, Dario Testani, 31 anni, il geometra della squadra, si cala per aiutarlo, lo segue anche Alessio, che è anche suo amico. Stanno quasi per tirar fuori Marcel quando si staccano altre parti di sabbia e sassi. La terra li travolge, i vigili del fuoco li trovano sommersi fino a metà corpo, Dario è sepolto, ha i detriti in bocca, sulla testa. Lo estraggono con fatica, gli operatori del 118 provano a rianimarlo, è troppo tardi. Alle 14,47 si arrendono: il giovane geometra è dichiarato morto. Viene coperto da un telo bianco. Intorno a lui, gli operai si disperano. Vengono avvisati i genitori, arrivano correndo, le urla straziano il cantiere.
L’uomo che manovrava la ruspa, sotto choc, ripeterà la dinamica dell’incidente agli uomini della polizia scientifica, ai parenti, agli ispettori del lavoro. Alessio Amicucci viene portato in codice rosso al Gemelli, ha il bacino e le gambe fratturate; Marcel Balan all’Aurelia Hospital in codice giallo, trauma toracico. I vigili del fuoco e gli agenti del commissariato Monteverde isolano la zona, la Procura apre un’inchiesta per omicidio colposo: i pm procedono anche per violazione delle norme anti infortunistiche, il geometra non aveva casco né scarpe protettive e la zona non sarebbe stata puntellata. Il cantiere è sotto sequestro. Dario Testani, di Palestrina, era il geometra responsabile del cantiere da due mesi, aveva sostituito un altro geometra. Gestiva una squadra affiata, amici di lunga data. Sarebbe morto per soffocamento, sotto il peso di mezzo metro cubo di sabbia, pari a dieci quintali, alcuni testimoni hanno visto anche delle escoriazioni sul suo capo.
LE REAZIONI
Scarsa sicurezza, distrazione, avventatezza. Le indagini sono in corso, la FenealUil ha chiesto di osservare un giorno di lutto, oggi anche a Bonifaci e Maronaro, proprietari dei cantieri vicini. Hanno espresso dolore per l’incidente Ignazio Marino e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. «Non è tollerabile» morire così ha detto il sindaco. Per Cgil, Cisl ed Uil di Roma e Lazio si tratta di una tragedia che lascia «senza fiato. Soprattutto se pensiamo che dai proclami sulla necessità di agire di più e meglio anche a livello istituzionale per garantire la salvaguardia della sicurezza sul lavoro non si passa poi ai fatti». I sindacalisti contano i morti sul lavoro: 21 nel 2014. Un altro morto che Cesare Caiazza, Cgil, non esita a chiamare «eroe» chiedendo «un riconoscimento per il suo gesto».

IL MESSAGGERO