Muore a 19 anni dopo una notte passata in discoteca

discoteca

Potrebbe essere svelato da un video il mistero della morte di Lorenzo Toma, studente di 19 anni che ieri mattina alle 6 si è accasciato sulla pista da ballo del Guendalina, la discoteca più gettonata del Salento. Pochi minuti prima di lamentarsi – «ho troppo caldo voglio togliermi la T-shirt» – aveva girato un selfie video insieme ai tre amici con cui aveva trascorso la nottata. Da una prima visione, Lorenzo sembra tranquillo e in buone condizioni di salute, ma l’audio è fortemente disturbato. La scientifica dei carabinieri lo esaminerà in modo approfondito per estrapolare eventuali elementi utili alle indagini.

È tutta da chiarire, infatti, la fine di questo bel ragazzo, sportivo, appassionato di Karate che ha perso la vita dopo aver bevuto un sorso di Lemonsoda da una bottiglia afferrata al volo da un tavolo di uno sconosciuto mentre scendeva in pista per l’ultimo ballo della sua vita. Che cosa c’era in quella bottiglia? Un addetto alla sicurezza del locale ha provato a rianimare lo studente, prima dell’arrivo dell’équipe del 118, ma è stato tutto inutile. «Lorenzo non ha preso alcuna droga» insistono le due ragazze e l’amico – residenti a Milano ma in vacanza a Lecce – che erano insieme a lui. Fondamentale sarà l’esito dell’autopsia che sarà eseguita oggi dal medico legale Alberto Tortorella su mandato del pm Stefania Mininni. L’unica cosa certa è che l’estate italiana, da Nord a Sud, continua ad essere dilaniata dalle morti in discoteca. Dopo il caso di Riccione, ora tocca al Salento. Al Guendalina, a Santa Cesarea Terme, accorrono da buona parte della Puglia, non solo dalla vicina Lecce ma anche da Brindisi e Bari. L’altra notte, proprio due ore prima della tragedia, i carabinieri hanno arrestato due giovani (e averne denunciati altri due) per spaccio di ecstasy e cocaina.

Al momento, va tuttavia sottolineato, non esistono riscontri sull’uso di sostanze stupefacenti da parte del diciannovenne. I carabinieri del Nucleo investigativo, agli ordini del capitano Biagio Marro, stanno lavorando per fare luce su tutte le ombre di una vicenda così drammatica. Lorenzo è stato forse vittima di un malore? Di una congestione? La bevanda della bottiglia era troppo fredda o conteneva qualcosa di letale? Fondamentale è, poi, ripercorrere tutto quanto accaduto prima delle 6, quando il diciannovenne si è sentito male. Oggi i carabinieri sentiranno nuovamente i suoi amici. La pm Stefania Mininni intanto ha aperto un fascicolo contro ignoti per «morte come conseguenza di altro delitto», nel senso che il decesso è legato a causa ancora da verificare. E alle 13 il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha convocato una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Proprio la scorsa settimana il Comitato aveva discusso delle iniziative di prevenzione per evitare tragedie nelle discoteche, dopo quella al Cocoricò, tra le quali eventuali sanzioni commisurate al curriculum pregresso dei locali. Ma nessuno, certo, si aspettava di dover fare i conti con una simile disgrazia. Lorenzo era già morto quando è arrivato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Dopo l’allarme dato al 118 e ai carabinieri poco dopo le 6,30, il personale medico e sanitario ha tentato inutilmente per oltre un’ora di rianimare sul posto il giovane, trovato sdraiato per terra vicino all’ingresso della discoteca.

Il Guendalina può accogliere fino a 3 mila persone (ma ieri mattina erano solo 800) e apre soltanto il sabato sera. Ironia della sorte, ha in programma un appuntamento extra, il prossimo 12 agosto: il «Cocoricò night», a sostegno del locale di Riccione chiuso dal per quattro mesi dal questore di Riccione dopo la morte del sedicenne. E mentre si scatenano nuove polemiche sull’opportunità di provvedimenti contro le disco dello sballo, solidarietà viene espressa anche dagli addetti ai lavori. Sotto shock anche Monika Kruse, la dj tedesca che ha suonato per tutta la notte nel locale. Sulla sua pagina Facebook, oltre ad una banda nera con scritto «Lorenzo, 9th of August», la quarantaquattrenne di Berlino ha scritto di «non riuscire a trovare le parole giuste», e di essere «scioccata, triste, ammutolita». E ha aggiunto: «È stata una tragedia inutile. Tutti i miei pensieri sono rivolti alla sua famiglia e agli amici».

La Stampa