Multe, il giorno più lungo di Marino

IGNAZIO MARINO 3

Quando alle 19 il sindaco Ignazio Marino convoca d’urgenza la maggioranza, il pensiero diffuso è questo: la sua Panda Rossa l’ha mandato fuori strada e in tanti evocano lo spettro dimissioni. Alla fine non accade niente di tutto ciò. La coalizione di centrosinistra in tarda serata blinda il chirurgo dem – in cambio del rimpasto e di alcune teste da far rotolare – e bolla questa storia delle multe e dei permessi della Ztl come «un attacco politico». Anche se la vicenda è tutto fuorché conclusa, visto che ormai sta tenendo banco nei Palazzi della politica romana e anche in quelli della magistratura.
L’ACCUSA

A dare il buongiorno al sindaco Marino è stato il senatore di Ncd Andrea Augello che in conferenza stampa ha smontato la denuncia di sabato scorso «sul dossier informatico confezionato contro di me perché sto calpestando i piedi a molte persone», come lo aveva definito Marino. «Non c’è stato alcun hacker in azione contro il sindaco», ha ribattuto Augello. Svelando così l’arcano: «Non è vero che la targa di Marino è stata tolta dalla white list tra giovedì e sabato più semplicemente facendo una ricerca con due parole chiave diverse si ottengono risultati diversi». Quindi, per il senatore alfaniano, «è tutta una bufala» e il sindaco «deve dimettersi perché ha manipolato il dossier con il quale si è difeso in questa vicenda». Ma cosa aveva denunciato sabato Marino ai carabinieri? Semplice: che tra giovedì e sabato scorsi una manina misteriosa si sarebbe intrufolata nel cervellone dell’Agenzia della mobilità per far togliere la targa di Marino dalla white list, una sorta di permesso speciale che gli era stato concesso nel periodo di vacanza del rinnovo del pass della Ztl (tra il 23 giugno e il 21 agosto). Periodo nel quale l’auto del sindaco ha preso otto contravvenzioni per aver bucato la zona a traffico limitato: quattro notificate dagli uffici e tolte e altrettante scomparse. Da qui la denuncia, il fascicolo aperto in Procura per violazione dei dati informatici. Secondo le carte fornite da «un’anima pia» ad Augello la cosa è diversa: il dossier elettronico denunciato dal sindaco è stato fabbricato dando due interrogazioni diverse al sistema e ottenendo così soluzioni diverse. In poche parole: se si inserisce nel motore di ricerca solo targa della Panda rossa compare il permesso nella white list, senza si digita la parola Ztl non c’è nulla. «Chi è costui, un piccolo truffatore o la brutta copia dell’ispettore Clouseau?», si chiede il senatore di Ncd pronto a lanciare manifestazioni e mozioni di sfiducia contro il sindaco. Che per tutta la giornata non fornisce una risposta alle accuse di Augello.
LA RISPOSTA

Nel pomeriggio finisce nel mirino il capo del gabinetto Luigi Fucito che sabato avrebbe dato le carte al sindaco per fargli denuncia il dossier. Ma il dirigente si smarca: «La vicenda non è stata gestita dal mio ufficio». Passano le ore, il chirurgo dem partecipa all’assemblea dei sindaci della città metropolitana, ma preferisce andarsene da un’uscita secondaria. L’imbarazzo nello staff monta sempre di più. E così davanti al silenzio e a versioni che non tornano inizia a rimbalzare la voce delle dimissioni del sindaco di Roma. Niente più che una boutade perché in serata davanti alla propria maggioranza ricostruisce tutti gli aspetti di questa vicenda. Ribadendo che un’intrusione informatica ai suoi danni è comunque avvenuta e che «sarà la magistratura ad accertare i fatti». Insomma, nemmeno un passo indietro. Piuttosto stupore per come Augello sia riuscito ad avere di nuovo le stampate dei permessi. Sono le nove di sera quando un comunicato della maggioranza prova a chiudere la vicenda, da parte del chirurgo dem nemmeno una parola. «Ho la coscienza a posto, sto lavorando per il bene della Capitale», confida provato ai suoi collaboratori prima di ritornarsene a casa. In bicicletta.

Il Messaggero