Mossa anticorruzione del governo: un limite agli interventi dei Tar

Aula giustizia tribunale toga toghe avvocati giudici

Più porte ci sono da bussare, più c’è il rischio che qualcuno chieda di ”oliarne” una perché possa aprirsi. Così diceva l’altro giorno, al Messaggero, il procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, a proposito del giro di mazzette per gli appalti sul Mose. Ecco allora che il governo, oltre al decreto legge per dare maggiori poteri al presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, venerdì prossimo presenterà in Consiglio dei ministri, una nuova norma – che sarà inserita nel decreto sulla Pubblica Amministrazione – per accelerare le procedure dei ricorsi davanti a Tar e Consiglio di Stato. Come? Intervenendo su un punto che il premier Renzi da sempre ritiene all’origine di inaccettabili ritardi e anomalie ma che, per questioni costituzionali e di ottemperanza all’Ue, non può essere abolito: la sospensiva. Con una soluzione ribattezzata «merito ravvicinato», vale a dire la fissazione e la decisione, nel merito, dei contenziosi sull’attribuzione degli appalti, entro 30-60 giorni dalla presentazione del ricorso. Non solo. Si ipotizza di introdurre una disciplina differente sui vizi formali, così da evitare che un appalto possa essere annullato per un mero vizio di forma. La forma è sostanza, secondo la vulgata. Ma non sempre. O, almeno, nelle pieghe della forma si nascondo meccanismi non sempre limpidi. Le ”gole profonde” dell’inchiesta Mose – l’ex segretaria di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo, e l’imprenditore Piergiorgio Baita – hanno raccontato agli inquirenti di magistrati di Tar, Consiglio di Stato e Corte dei Conti ”oliati” con mazzette da centinaia di migliaia di euro per aggiustare o ammorbidire ricorsi o controlli sulla regolarità degli appalti. Quando un’impresa viene esclusa da una gara non c’è niente di più facile che fare ricorso al Tar e chiede che l’aggiudicazione sia sospesa. I lavori si bloccano. E prima che la giustizia amministrativa decida le questioni nel merito, sia in primo che in secondo grado, possono trascorrere anche un paio d’anni. Come aggirare lo scoglio? A parte episodi di corruzione di magistrati per aggiustare le cause (al momento presunti, nel caso del Mose, e rispetto ai quali il Consiglio di Stato e la Corte dei conti hanno aperto inchieste interne), le ditte talvolta se la sbrogliano da sole, mettendosi d’accordo e ritirando i ricorsi. Ma anche scambiandosi la ”cortesia” in altri giudizi. 
LE AMMISSIONI
Uno spaccato di come funzioni il sistema dei ricorsi davanti alla magistratura amministrativa lo offre Claudia Minutillo, in un verbale di interrogatorio dell’inchiesa Mose. Riferisce di circa 20mila euro da far avere, attraverso Corrado Crialese, presidente di Adria, al presidente del Tar del Veneto, Bruno Amoroso: così «si poteva influire su alcuni ricorsi che erano in atto». In particolare «quelli sull’Autostrada del Mare. Alla fine Maltauro (la società coinvolta nell’indagine Expo, ndr) ritirò il ricorso e si misero d’accordo tra Mantovani e Maltauro. In realtà – afferma l’ex segretaria di Galan – i ricorsi servivano proprio a questo, molto spesso: un concorrente fa ricorso per costringere poi a ritirarlo dentro, e funziona quasi sempre». Il secondo passo del governo Renzi, questa volta con ddl delega, sarà quello di snellire il codice degli appalti (600 norme tra codici e regolamenti) e di ridurre il numero delle stazioni appaltanti (che oggi arrivano a 36mila). Meno porte alle quali bussare, come dice Nordio.

Il Messaggero