Morta di droga a 16 anni nei reparti abbandonati dell’ospedale Forlanini

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Una «girl» alla «fine», aveva scritto il 27 gennaio scorso in un sms alla madre. Sara Bosco, 16 anni, era scomparsa da due settimane dalla sua abitazione a Santa Severa. E proprio la mamma, Katia Neri, rivolgendo un appello a «Chi l’ha visto?», aveva manifestato timori che la figlia fosse finita in un brutto giro fra l’Ostiense e il Pigneto. Ieri mattina è stata ancora lei a chiamare i soccorsi dopo aver trovato la figlia priva di sensi su una lettiga arrugginita all’interno di un padiglione abbandonato nel Forlanini, l’ex ospedale al Portuense in gran parte ridotto a un vergognoso dormitorio per sbandati e spacciatori. Sara e anche la madre, secondo la polizia, frequentavano quel posto, e sembra ci dormissero spesso. La ragazzina, che aveva lasciato gli studi in una scuola a Ladispoli e aveva abbandonato anche una comunità di recupero da pochi giorni vicino Perugia, è stata probabilmente stroncata da un’overdose da eroina. Droga fumata, forse crack (insieme con la cocaina), che l’ha uccisa nella notte di martedì. Poi qualcuno l’ha abbandonata lì.
La madre sapeva dove andarla a cercare e ha anche tentato di rianimarla. L’allarme alle 9.30, poi per tutto il giorno la polizia ha svolto rilievi nella casbah del Forlanini. Gli agenti del commissariato Monteverde sarebbero sulle tracce di chi ha ceduto l’eroina alla sedicenne: pusher che si trovano dalle parti della stazione Termini, forse asiatici. Rischiano l’accusa di omicidio o di morte come conseguenza di altro reato. Ma bisogna capire chi, fra gli sbandati del Forlanini, abbia materialmente consegnato la droga a Sara. Era sola quando l’ha fumata?

Per tutta la giornata di ieri gli agenti di Monteverde e della Squadra mobile hanno interrogato la madre della ragazza, il compagno (uno straniero che vive sempre nelle corsie dell’ex ospedale finite più volte anche in inchieste tv per lo stato di degrado e di disperazione) e altri occupanti della struttura per ricostruire le ultime ore di Sara. Sembra che la ragazza fosse viva nel tardo pomeriggio di martedì, e bisognerà accertare se a Termini si sia recata anche lei per comprare lo stupefacente. Sono state controllate delle camerate trasformate in certi casi in piccoli appartamenti, qualcuno perfino con le chiavi, alla ricerca di droga dello stesso tipo di quella che avrebbe ucciso la sedicenne. E saranno ascoltati anche i responsabili della comunità in Umbria per capire se la giovane prima di allontanarsi alla fine di maggio avesse avuto contatti con persone di Roma. Ma quel «fine girl» di sei mesi fa non prometteva niente di buono.

Corriere della Sera