Morata-Tevez, Real ko

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Tevez e Morata spaccano il Real, la Juve batte 2 a 1 i blancos galattici, Cristiano Ronaldo torna a Madrid con le pive nel sacco, Allegri dà una lezione ad Ancelotti anche di tattica, la Juve vede la finale di Berlino. Con una prova eccezionale, di grande sostanza e qualità, i bianconeri passano due volte in vantaggio, annichiliscono a lungo il Real, trionfano pur senza aver ancora conquistato il via libera per l’ultimo atto del torneo. Mercoledì prossimo la semifinale di ritorno. Ma già così è una notte straordinaria, per la Juve. Qualcosa di molto reale. Eppure sembra fin un sogno, per i tifosi bianconeri. Un sogno calato nello Stadium, ora da esportare al Bernabeu.

C’E’ STURARO -La Juve non ha paura. Vuole dimostrarlo con i fatti: atteggiamento aggressivo, baricentro pronto ad alzarsi. E la squadra di Allegri titilla subito un paio di ripartenze con Tevez, una di queste concluse da un fendente da fuori di Sturaro, parato da Casillas. Già, c’è Sturaro in mediana: preferito in extremis a Pereyra, con spostamento di Vidal sulla trequarti, dietro a Tevez e Morata. Marchisio sul centrodestra, Pirlo davanti a una linea a 4: Lichtsteiner, Bonucci (presto ammonito per uno sgambetto su Bale lanciato), Chiellini ed Evra. Ancelotti espone Cristiano Ronaldo e Bale in avanti, con sulle fasce James Rodriguez e Isco, pronti a schizzare in avanti. Kroos e Ramos dettano i tempi in mezzo, Carvajal, Pepe, Varane e Marcelo compongono la linea difensiva. Ordunque, Juve per nulla timorosa. E, per l’appunto, ben presto in gol. Sfruttando una dormita della retroguardia madrilena, non solo di Pepe. Marchisio vede un corridoio, dove si inserisce Tevez. Lo serve in profondità, botta in diagonale dell’Apache, Casillas devia, Morata da due passi la tocca in rete. Non esulta, per rispetto del suo passato. Ma dentro gli sarà esploso un vulcano: lui, scaricato dal Real, poco considerato da Ancelotti, e ora a segno, un antipasto di vendetta. E che antipasto.

LA BOTTA – E’ una botta in pieno viso quella che prende il Real. I bianconeri, più sereni, leggeri mentalmente, cominciano a disputare la partita che vogliono, con continue chiusure a riccio e ripartenze veloci innestate sul duo Morata-Tevez. L’argentino ci prova almeno un paio di volte da lontano, ma non trova la porta. Sturaro è una freccia nella doppia fase. Il contropiede bianconero, ragionato e non solo istintivo, si appoggia anche sulla vena di Morata, stramotivato e in palla, a maggior ragione dopo il gol. Per Buffon, un solo vero pericolo. Una deviazione in tuffo su botta da lontano di Kroos. I madrileni caricano progressivamente, salgono, provano a schiacciare i bianconeri nella loro metà campo. Ma il pressing progettato da Allegri tiene. Pirlo perde male un paio di palloni, intanto però Vidal si accende, sui livelli di Marchisio. E’ una Juve solida e consapevole della propria forza quella che prima confeziona la rete del vantaggio, e poi la protegge non lesinando le offensive. Il Real concede spazi. E Ronaldo fa tremare le gambe, ma senza trovare l’acuto. Tanto che lo squilibrio tattico dei madrileni, sempre più sbilanciati in avanti, lascia praterie. In una si infila Lichtsteiner. Ma la sua conclusione da fuori è una frittata caduta a terra.

E così, come spesso accade, i rimpianti si trasformano in sbocchi di rabbia. Perché le ripartenze bianconere, chirurgiche ma non efficaci al momento dell’ultimo passaggio, vengono tritate intorno al 27′. Da almeno due minuti i madrileni fanno girare il pallone per aprire l’ostrica, con interscambi continui nella trequarti avversaria. Alla fine sfondano a destra. Carvajal innesca James Rodriguez in area (un movimento spacca-difesa), cross corto a palombella, Buffon scavalcato e deviazione facile facile in porta di Ronaldo, di testa, lasciato incredibilmente libero tra Pirlo (un punto debole nella fase difensiva, ma si sa) e Lichtsteiner, con comunque tutta la retroguardia bianconera andata per merenda. E’ la seconda svolta del match. Che ora sega l’entusiasmo degli allegriani, pur senza affondarli nella sfiducia. I blancos continuano a viaggiare con la trazione anteriore, seppur con meno foga e più attenzione alla copertura. I bianconeri danno un’aggiustata al morale, si riprendono. Adesso la sfida è un’alternanza di attacchi. Ancora una volta in velocità, la Juve torna a far bruciare il fegato di Casillas: spingardata di Marchisio sempre da fuori, palla di poco a lato. Ancelotti se la prende con i suoi: concedono troppa libertà sulla trequarti. Sull’altro versante, gran spinta sulle fasce, con anche Marcelo protagonista, fino a un’altra fiammata creata dalla classe dei protagonisti. Isco chiude un’azione ficcante con un cross secco, Buffon vola ma non trova la sfera, James Rodriguez (in crescendo da parecchi minuti) si tuffa ma di testa centra clamorosamente la traversa, da distanza ravvicinata. Allegri sospira. Il tecnico scenderà nello spogliatoio carico a pallettoni, sull’1 a 1.

CARVAJAL TOPPA – Si ricomincia. Ed è una partita a scacchi il secondo tempo. Che viene di nuovo spaccata nei primi minuti, stavolta all’11. Quando il Real si addormenta sulla propria trequarti e Tevez e Morata scattano in un contropiede rapidissimo. Marcelo si scontra con lo spagnolo, Tevez va via in fuga fino a conquistarsi il rigore (intervento sciocco di Carvajal). Tira l’Apache dagli 11 metri: Casillas spiazzato, 2 a 1. La Juve sogna: con la furbizia ha di nuovo fregato le stelle. Ancelotti cambia: dentro Chicarito per Isco, quindi un attaccante puro in più. Allegri reagisce: fuori Sturaro, autore di una prova utile, di personalità, e dentro Barzagli, con passaggio al 3-5-2. Real nuovamente in forcing. Si ripropone il tema tattico di tanto primo tempo. Ma con nuovi assetti tattici, visto che Ancelotti è passato a un 4-3-3 che talora stinge anche in un 4-2-3-1. La Juve fatica a respirare, ma regge. Lo Stadium è una bolgia. La finale sembra sempre tutto fuorché un miraggio. Con la sua tattica più attenta ed equilibrata, con maggiore attenzione alla doppia fase rispetto ai campioni d’Europa di Ancelotti, con Vidal e Marchisio in azione con la scimitarra in bocca e con Tevez che continua ad accendersi a fiammate, gli allegriani reggono e sorreggono i propri propositi. Si chiudono sì, ma non in modo miope. Mentre il Real finisce spesso in un imbuto. E anche Cristiano Ronaldo non riesce a incidere, stretto nella morsa bianconera. Sembra incredibile, ma non è incredibile. Perché man mano che passa il tempo, la Juve acquista tranquillità e compattezza, mentre il Real evapora in errori anche marchiani per cercare di aprire una breccia.

IL SOGNO A UN PASSO – Continuano i cambi. Llorente per Morata, Pereyra per Tevez (che uscendo mostra di non gradire). Jesé per Bale, invece, nell’attacco del Real. Ma i bianconeri riescono persino a riprendere più volte il controllo del pallone, fino ad accarezzare il 3 a 1: punizione dalla sinistra di Pirlo, cross, ma Llorente solo la passa di testa a Casillas: clamoroso, fuori dal mondo. Ma non è irreale questa Juve che spacca il Real. Perché merita, scolpisce la vittoria nelle proprie qualità, porta a casa un risultato che può aprire le porte a Berlino, vince con classe e grinta, devasta i galattici anche tatticamente, non solo caratterialmente. La finale, ora, è lì.

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