Mondiali 2014 Brasile, Scolari: «Proteste? Ce ne infischiamo»

SCOLARI

“Le proteste? Non sono un problema nostro. E i miei giocatori se ne infischiano delle manifestazioni: sono qui per giocare a calcio”. Non usa mezzi termini né dribbla la polemica, il ct della nazionale di calcio brasiliana, Luiz Felipe Scolari, nel giorno in cui la sua ‘Selecao’ comincia ufficialmente il suo raduno alla Granja Comary di Teresopolis, la sede – a un centinaio di km da Rio de Janeiro – scelta per il ritiro. Una partenza oltretutto turbata dalla contestazione di un gruppo di professori delle scuole pubbliche, che hanno fischiato all’indirizzo del pullman in partenza dall’aeroporto carioca. A proposito delle discussioni nate attorno ai ritardi nei preparativi dei Mondiali organizzati in casa, a 17 giorni dal via, ‘Felipao’ è categorico: “La coppa fuori dal terreno di gioco non è un problema della Selecao”. E anche nei confronti dei cortei popolari – che da quasi un anno criticano pesantemente le spese faraoniche destinate all’evento sportivo, a scapito di altri servizi, come salute ed educazione – il suo pensiero è chiaro:“Sono la polizia e il governo che devono occuparsene”, ha dichiarato perentorio.“Qualcuno – ha proseguito l’allenatore – dirà che non dimostro uno spirito di cittadinanza attiva. Ma questo non è vero: il fatto è che non posso pensare ai problemi del mio Paese adesso, lo farò al termine dei Mondiali”.

SCOLARI SULLE PROTESTE – Poi indirettamente smentisce anche l’impegno civile dimostrato da tanti fra i suoi convocati, che in più occasioni hanno mostrato di appoggiare le proteste, scoppiate a partire dal giugno scorso, in piena Confederations Cup. “Quello che accade per strada non raggiunge gli spogliatoi”, assicura il tecnico, che aggiunge: “I giocatori commentano e hanno libertà di farlo. Ma si tratta di opinioni personali, non possono parlare in nome dell’intera squadra. La Federcalcio lo ha ben spiegato sin dalla Confederations Cup: chi si esprime in un modo o nell’altro deve assumersi la responsabilità di ciò che dice”. Secondo Scolari, comunque, il team è concentrato sul torneo, non è “per niente” preoccupato per le proteste o le varie manifestazioni. “Chi ha l’obbligo di portarci in sicurezza fino al campo è la polizia. Noi dobbiamo solo giocare. Chi deve stare attento alle manifestazioni sono la polizia e il governo. Chi deve costruire strade non è il singolo calciatore né la Federcalcio, è il governo. L’unica spiegazione che dobbiamo dare alla gente è che la nostra funzione è di giocare a calcio”.

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