Mogavero indagato, i buchi nei conti della diocesi di Mazara del Vallo. “Prestiti a un sacerdote condannato per violenza”

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Prestiti a cinque zeri finiti nelle tasche di un sacerdote condannato per tentata violenza sessuale, mutui accesi per costruire chiese alleggeriti di un milione di euro, somme di denaro che escono dai conti della diocesi e rientrano in maniera anomala. È un bilancio pieno di interrogativi quello della curia di Mazara del Vallo. Una serie di rivoli di denaro che si moltiplicano, s’incrociano e alla fine spariscono. Ed è proprio per fare luce sulla curia siciliana che la procura di Marsala ha aperto un’inchiesta. Nel registro degli indagati, il procuratore lilibetano Alberto Di Pisa ha iscritto due persone: il vescovo Domenico Mogavero, indagato per appropriazione indebita, e don Franco Caruso, ex economo della diocesi, accusato anche di malversazione. Fonti interne alla diocesi mazarese raccontano che Mogavero si aspettava di ricevere l’avviso di garanzia. L’ex sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, noto per le sue prese di posizione contro l’ex premier Silvio Berlusconi e per le battaglie a tutela dei migranti, ha spiegato di essere stato lui stesso a denunciare alla procura una serie di presunte irregolarità nei conti della diocesi. E in effetti l’indagine condotta dalla Guardia di finanza ha scovato nei libri mastri della Curia molte voci sospette. Come il milione di euro scomparso dal mutuo acceso per costruire la chiesa di Pantelleria (valore totale: 32 milioni di euro). O come i 225mila euro che l’ex economo Caruso avrebbe prestato a don Vito Caradonna, un sacerdote sospeso a divinis, condannato in appello a due anni per tentata violenza sessuale. Secondo il quotidiano La Repubblica, Caradonna avrebbe dilapidato quel denaro sui tavoli da gioco.

Ma non solo. Perché sui tavoli del procuratore Di Pisa e del sostituto Antonella Trainito ci sono decine di incartamenti sull’utilizzo dei fondi dell’8 per mille: denaro destinato a opere di bene utilizzato per altri scopi. Almeno mezzo milione di euro, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato dall’ex economo Caruso per operazioni molto distanti dall’assistenza ai meno abbienti. Poi c’è tutta una serie di piccoli sprechi, già denunciati dal settimanale Panorama, che aveva raccontato di un buco da quasi sei milioni di euro nel bilancio della curia mazarese. Era il 2013, lo stesso periodo in cui Mogavero racconta di essersi accorto di una serie di anomalie nei conti diocesani: si va dalle consulenze da 30mila euro all’auto acquistata da un sacerdote grazie al un contributo da 40mila euro. Quindi c’è il bonifico da 130mila euro partito dai conti correnti della diocesi di Mazara e indirizzato proprio al conto personale di Mogavero.

“È stato provato, accertato e documentato tramite il codice Iban che il suddetto bonifico risulta addebitato sul conto diocesano acceso presso la Banca Prossima e accreditato regolarmente a Ernesto La Magna (artista che ha realizzato le opere sacre nella nuova chiesa madre di Pantelleria, ndr) sul conto corrente dallo stesso aperto presso la Banca Monte Paschi di Siena – e non su quello del Vescovo come dice l’accusa – quale acconto per le spettanze dovute per le opere realizzate per la chiesa di Pantelleria. Si è trattato di un mero errore di redazione della scrittura contabile effettuata da altri”, spiegano gli avvocati Stefano Pellegrino e Nino Caleca, legali del presule mazarese.

Che ha deciso d’intervenire personalmente sulla vicenda con una lettera aperta. “In questo momento, sorretto dalla grazia di Dio, ho recuperato la mia serenità e confido che le verifiche necessarie e giuste effettuate nelle diverse istanze dissiperanno ogni ombra sui miei comportamenti. Circa gli addebiti sui quali sono stato chiamato a rispondere, fornirò nel più breve tempo possibile nelle sedi competenti idonee precisazioni e adeguata documentazione per provare la infondatezza delle contestazioni, forte della testimonianza della mia coscienza, che non posso giocarmi a cuor leggero, sapendo che al Giudice supremo non può essere nascosta la verità del nostro operare confido che le verifiche necessarie e giuste effettuate nelle diverse istanze dissiperanno ogni ombra sui miei comportamenti”. Nel frattempo le indagini delle fiamme gialle tra i marmi e gli incensi della curia di Mazara vanno avanti.

Il Fatto Quotidiano