Milano, Thohir sfida Berlusconi ma la convivenza a San Siro è (per ora) l’unica strada

SILVIO BERLUSCONI 2

Vagamente stordito dai barocchismi milanisti, ovvero dall’indecisionismo di Berlusconi (nel giro di un paio d’anni: rimaniamo a San Siro, no andiamo al Portello, anzi no, rimaniamo a San Siro), Erick Thohir ha pensato di mostrare i muscoli: «Lavoriamo da nove mesi al progetto di San Siro e siamo pronti a investire 150 milioni per lo stadio. Abbiamo il programma e gli architetti. Vogliamo che San Siro diventi la nostra casa — ha detto il presidente dell’Inter a Sky — e siamo molto seri su questo. Non commento quello che è successo al Milan. Ora i nostri manager incontreranno i loro e capiremo cosa vogliono».

È proprio questo il punto. Siamo sicuri che Inter e Milan siano in grado di ‘volere’ davvero qualcosa, o forse sarebbe più onesto parlare di quello che possono o potrebbero fare, in un momento delicatissimo della loro storia e con tanti problemi finanziari cui far fronte? E quale ruolo di controparte, o di giudice, o di partner può ricoprire il Comune, con l’attuale giunta che sta entrando nel semestre bianco mentre nulla si sa dei futuri assetti politici cittadini, visto che ancora non sono emersi neppure i candidati per Palazzo Marino? Chi e dove sono gli interlocutori, in realtà? C’è qualcuno in Comune che oggi possa parlare con cognizione di causa di progetti futuri che vadano ben oltre la ristrutturazione dello stadio per la finale di Champions del prossimo maggio? E chi si occupa, al Milan, della faccenda dello stadio? E chi all’Inter, dopo il licenziamento del dg Marco Fassone che della questione si interessava da un pezzo, al punto che proprio l’Inter di recente ha chiesto lo slittamento di un incontro per capire il da farsi?

L’affaire-stadio è in una fase di terribile stallo, ecco il punto. E ora come ora l’unica strada è quella di una convivenza a San Siro. Nonostante i muscoli di Thohir, che li ha esibiti perché tra i suoi collaboratori, l’ad Michael Bolingbroke in testa, c’è chi spinge per una soluzione di forza. Ma qui la forza è inutile, in realtà la situazione si è impantanata. Tanto per cominciare, c’è un accordo tra Inter, Milan e Comune per gestire insieme lo stadio che scade nel 2030, e se nessuno decide di recedere (con un preavviso di due anni) si rimarrà a braccetto: carta canta.

Quindi l’Inter non può pensare unilateralmente di tenersi San Siro da sola. Né, anche solo sbirciando la situazione patrimoniale dei due club, si possono prevedere altre strategie di uscita, come quella di sbattere la porta e mollare San Siro al proprio destino, lasciandolo sul gozzo del Comune. L’Inter è indebitata con le banche per 230 milioni, ha debiti con lo stesso Thohir (che ha prestato soldi al club per una cinquantina di milioni, con un interesse superiore al 9 per cento) e l’ultimo bilancio è stato chiuso sui meno 85 milioni, ma con un consolidato di meno 140 (il prossimo anno migliorerà sensibilmente, dicono). Sono questi i numeri di un’azienda che possa permettersi di andarsene da San Siro e costruirsi uno stadio (a San Donato, o nell’area Expo) da 350 milioni? Ovviamente no.

Lo stesso vale per il Milan, ancora alle prese con il delicatissimo, e per molti aspetti misterioso, ingresso di Bee Taechaubol come socio di minoranza. Proprio la frenata estiva nella trattativa con il thailandese ha cambiato gli scenari al Milan, che improvvisamente ad agosto si è trovato a fronteggiare un esborso di quasi 100 milioni in campagna acquisti senza più le coperture di mister Bee, su cui faceva gran conto, la qual cosa ha impresso la frenata decisiva all’operazione-Portello.

Per il dispetto evidente dell’Inter, che un progettino per un San Siro interista lo stava anche approntando (stadio da 60mila spettatori) e pensava, accrescendo il fatturato nel prossimo quinquennio, di potercela fare. Ora invece si è fermato tutto. E anche in Comune, fanno notare i due club, latitano gli interlocutori: «Finché c’era Ada De Cesaris, decisionista e vicesindaco, si potevano fare dei discorsi. Ma ora l’assessore allo sport Chiara Bisconti può solo ascoltare, ormai è quasi a fine mandato».

Meglio censurare, a questo punto, i commenti dei club sulla proposta di acquistare San Siro formulata neigiorni scorsi dall’assessore. Conviene piuttosto provare ad accordarsi su una futura convivenza, e in questo senso lo sfruttamento commerciale dell’area del trotto (il famigerato “quarto anello”) potrebbe far convergere gli interessi di tutti Sempre che dal cielo non arrivino due veri magnati, magari arabi, che comprino Inter e Milan e li rilancino davvero nell’iperspazio. Ma sarebbero già arrivati, e invece non si vede ancora nessuno.

La Repubblica