Milan, non basta il saldo triplo

Juventus-Rappresentativa Val d'Aosta amichevole

E’ lunga, anche impervia, la strada della ricostruzione milanista e nulla di peggio poteva accadere che trovarsi nello stadio più ostico a collaudare la ristrutturazione avviata col mercato d’inverno. Così, dopo il 3-1 incassato allo Juve Stadium, al Milan resta la consolazione minima: essersi trasformato da brutto perdente (Sassuolo, Atalanta, Lazio) e poi brutto vincente (Parma) in bel perdente contro la più forte di tutte. E’ in qualche modo una prima transizione che, ovviamente, non può bastare: le 7 sconfitte pareggiano adesso le 7 vittorie, bilancio inimmaginabile in tempi anche recenti.Vecchi difetti e nuove virtù, nella resa di Torino: al vecchio che resiste appartengono la linea difensiva imperfetta sullo 0-1 di Tevez e il dribbling suicida di Muntari in area di rigore che ha originato il corner del 2-1 (ennesimo angolo fatale, altro vizio inestirpato); i buoni inserimenti in retroguardia dei freschi acquisti Paletta e Antonelli esprimono il nuovo che avanza e che, a gioco lungo, potrà aggiustare qualcosa nel pericolante assetto rossonero (il triplo saldo di gennaio si completa con Destro, squalificato). Una buona volta nel carrello del mercato sono stati caricati un paio di buoni difensori, dopo aver collezionato solo trequartisti e attaccanti: i primi benefici si son visti ma se la sospirata rifondazione difensiva si realizza oltre la metà della stagione, è inevitabile che registrare in corsa i movimenti del settore richieda tempo. Il 3-1 finale esprime esattamente il differente rendimento delle due difese, dato che il Milan imbarca proprio il triplo dei gol della Juve (29 contro 10): ergo, il cerchio della logica è perfettamente chiuso.

Poco o nulla di inedito da aggiungere sulla Juve. Ha dovuto domare, alla lunga, un Milan che (va riconosciuto a Inzaghi) ha affrontato la partita con la mentalità della grande che non è più. La difesa alta, il ritmo intenso, la voglia di azzardare un sussulto d’orgoglio da Milan d’antan hanno costretto la Juve a una gara attenta e serrata, prima di riuscire a metterla in sicurezza. Nella serata un po’ barocca  di un Pogba in versione leziosa, ci hanno pensato altri a badare al sodo e a portare a casa il pane: su tutti, Marchisio con gambe-mente-cuore, il solito Tevez, l’insolito Morata, che va crescendo man mano che sente crescere la fiducia attorno a sé. Per il resto, una Juve di ordinaria amministrazione vincente. Se Vidal stecca un po’ e Pogba si prende una pausa, c’è sempre qualcun altro che fa quadrare i conti. Accade, nelle grandi squadre.

Corriere della Sera