Milan, l’urlo di Brocchi: “Giocatori senza dignità”

Cristian-Brocchi

Sabato sera, durante il secondo tempo di Milan-Roma, Cristian Brocchi e Christian Abbiati si sono guardati e parlati. L’allenatore avrebbe voluto regalare al portiere un addio da protagonista, con una passerella nel finale della sua ultima partita a San Siro. Ma l’indegna prestazione dei giocatori rossoneri ha fatto cambiare i programmi. E’ stato lo stesso Abbiati a dimostrare per l’ennesima volta cosa significhi saper indossare una maglia così prestigiosa liberando da ogni scrupolo il suo amico-allenatore: “Non preoccuparti, Cri. Fai i cambi che devi fare per evitare che il Milan subisca troppi gol. Io saluterò i tifosi a fine partita”. E così Abbiati non è entrato: ennesima sconfitta, anche se non finisce negli almanacchi, di giocatori che giorno dopo giorno riescono a spostare un po’ più in là l’asticella del menefreghismo dimostrandosi privi di amor proprio e di rispetto per un club leggendario come il Milan. Non tutti, certo: perché anche in questa rosa ci sono alcuni uomini. Pochi, però.

LO SFOGO — E ieri Brocchi ha rovesciato in faccia al gruppo tutto il suo disgusto per un comportamento inaccettabile. Un’ora di sfogo, di accuse precise e circostanziate, di rimproveri tattici e caratteriali. Toni alti, parole forti che, nonostante la comprensibile reticenza dello spogliatoio, alla fine sono emerse anche perché alcuni (gli uomini, appunto) sono stufi di una situazione ingestibile. “Non avete dignità, non avete ‘palle’”, è il senso, parola più parola meno, del durissimo discorso di Brocchi. “La Roma contro di voi ha fatto un’amichevole: non hanno nemmeno sudato per battervi. Non avete mai reagito. Vi siete fatti prendere in giro”. Poi la frase più forte: “In vent’anni di calcio non ho mai visto uno spogliatoio come questo. Forza, rispondetemi: ho voglia di litigare con qualcuno”. Silenzio. Silenzio tombale e una sola, ridicola quanto lapalissiana ammissione: ”Ha ragione mister, è solo colpa nostra, non corriamo”. Che è solo una parte della verità, perché è vero che contro la Roma i rossoneri passeggiavano, ma è altrettanto vero che in allenamento le cose vanno diversamente. E allora per qualcuno è una questione di paura, di scarso carattere, mentre per altri è una storia diversa: di motivazioni che non ci sono, di un attaccamento inesistente alla maglia, di scarsissima professionalità. E infatti gira voce che l’allenatore sia stato tentato dal mettere fuori rosa tre giocatori per scarso impegno, ma che poi abbia deciso di soprassedere per non creare un ulteriore danno alla società. Già: Brocchi, nonostante la situazione surreale in cui sta lavorando, continua a mettere il Milan davanti a tutto. Come fa Abbiati e come fanno in pochi altri. E allora si comprendono meglio le parole di sabato notte dello stesso Abbiati: “Lascio il calcio anche perché il mio vecchio Milan era diverso da questo”. Non si riferiva al valore tecnico, che già da tempo non è paragonabile a quello del grande Milan, ma allo spessore umano di un gruppo che ha profondamente deluso Christian: il portiere non vuole più mischiarsi a gente che si comporta male.
tradimento — Era già successo, in questa stagione, che ci fosse un processo nello spogliatoio di Milanello. Dopo una brutta prestazione Mihajlovic aveva chiesto spiegazioni alla squadra e anche in quel caso la risposta era stata un prolungato silenzio rotto solo dalla voce di Josè Mauri (“Il problema è che quando abbiamo la palla non sappiamo cosa fare”, disse). Ieri Brocchi ha alzato la voce come nemmeno Sinisa aveva mai fatto. Ovviamente il tecnico spera in una reazione contro la Juve, ma in realtà lo sfogo è nato in modo spontaneo: senza pensare a una sua positiva ricaduta sul gruppo. Brocchi si è sentito tradito da giocatori a cui ha provato a restituire autostima, fiducia e divertimento negli allenamenti con metodologie nuove. Però, quando prepari una partita come quella con la Roma in modo maniacale provando e riprovando situazioni di gioco e memorizzando posizioni e movimenti, non puoi accettare che dopo un minuto qualcuno decida di propria iniziativa di mettersi in una zona diversa o di ignorare i compiti assegnati. E Brocchi, infatti, non l’ha accettato. Non ha potuto sostituirne quattro o cinque, come avrebbe voluto. Ma ieri ha urlato la sua rabbia. E chiarito un concetto: contro la Juve prima verranno scelti gli uomini e dopo i calciatori. Il problema è arrivare a undici.

La Gazzetta dello Sport