Milan-Juve, primo esame d’altro livello

juventus-milan-2013

Se tra calcio e logica non ci fosse un abisso, Milan-Juve, stasera a San Siro, avrebbe il destino segnato, e forse ce l’ha: troppo collaudati i bianconeri, seppur con nuovo progettista, Massimiliano Allegri, ancora al lavoro sul prototipo Filippo Inzaghi, tra alte prestazioni (8 gol fatti in due partite) e paurose sbandate (altri 5 subiti). Capita però che il fato s’innamori di uno stadio stipato, vada dietro ai progetti di vendetta (reciproca), sia affascinato più dalla furia che dalla tecnica. Troppo presto per le sentenze, sarà però il primo esame, per tutti, visto il rango del nemico.

Milan-Juve, allora, ovvero Pippo versus Max, anche se a nessuno dei due è saltato in mente di chiamarsi così. Non si sopportano e le conferenze stampa della vigilia hanno solo spalmato una pomata di diplomazia sulla reciproca irritazione: in (quasi) privato si dissero di tutto, e forse se lo ripeterebbero. Dovranno far parlare il campo. Inzaghi non ha la coppa tra i piedi e può stipare di tattica e simulazioni i pomeriggi di Milanello. Vi ricorda qualcuno? «Somiglia a Conte», sorride Adriano Galliani, chissà quanto sognando il gran colpo di quella prima Juve: dal settimo posto allo scudetto.

«Ricordiamoci da dove veniamo», ripete Pippo, che sta aspettando di attaccare in panchina il prefisso che gli appiccarono in campo: Super. Orgoglio e furore, deve aver ripassato il vangelo secondo Antonio (Conte). Sulle grandi manovre offensive quasi ci siamo, tra le piroette di Ménez, le incursioni di El Shaarawy, al rientro, e gli sprint di De Sciglio e Abate. Piedi buoni e adrenalina. Quando c’è da difendere, invece, a Conte verrebbe l’orticaria: ripiegamenti lenti e chiusure approssimative, da sfociare nella comicità, a Parma: il retro autogol della ditta De Sciglio-Diego Lopez e il gol di testa preso da Cassano, non proprio uno da alte quote. Trovandosi davanti Tevez e Llorente, per non parlare degli assalti delle mezz’ali, ci sarebbe da preoccuparsi, e non poco.

Per quanto mostrato fin qui, i rossoneri dovranno puntare a una partita zemaniana: farne uno di più.

Tre scudetti e un telaio invariato rendono la Juve molto poco sperimentale: una difesa credibile da far quasi dimenticare Barzagli (bravo Caceres), un centrocampo di lotta e di governo, un attacco d’impatto, fisico e tecnico. Sulla numerologia della cavalleria, Milan e Juve non potrebbero essere più diverse: Inzaghi ha scelto il «falso nueve», Ménez, fin qui fantastico, e Torres ancora fuori, Allegri ne ha uno verissimo, Llorente, e al massimo un «falso diez», Tevez. Anche se poi l’equilibrio potrebbe essere spezzato da Vidal, centrocampista di forma e attaccante di sostanza: 18 gol l’anno scorso.

Ci sarà, ma l’assegnazione del posto verrà decisa all’ultimo: «Vedremo se partirà titolare o andrà in panchina», dice Allegri. Il cileno s’è allenato e, famelico, vuole esserci, anche se nelle proiezioni è alla pari con Pereyra. L’uno o l’altro sarebbe l’unico nuovo rispetto alla Champions, se gli altri dieci sono gli stessi, con ballottaggio tra Evra e Asamoah (favorito). E magari la fatica peserà un po’ più della logica, quella che sai sempre dove ti porta: l’immaginazione del calcio, invece, può condurre ovunque.

LA STAMPA