Milan, da Berlusconi un primo sì alla vendita alla cordata cinese

Berlusconi Milan

Un passo avanti. Importante, non decisivo. Comunque un passo avanti nella direzione della vendita della maggioranza del Milan, nonostante i tentennamenti, i dispiaceri, le prudenze dopo la figuraccia con mister Bee, l’attesa ancora necessaria perché la campagna elettorale ha le sue esigenze (e la maggioranza dei tifosi è favorevole alla vendita) e soprattutto perché ci sono altre mosse da compiere prima di vendere il 70% alla cordata cinese.
Se negli ultimi quindici giorni, però, si è aspettato con ansia di conoscere nomi e peso dei partecipanti al consorzio, ieri la lista è (in parte: mancano ancora le informazioni di dettaglio) arrivata nelle mani dei dirigenti di Fininvest e di conseguenza in quelle di Silvio Berlusconi che l’ha esaminata ieri nell’incontro di Arcore, alla presenza anche dei figli. Ebbene, il primo esame è stato superato: i cinesi sono seri e con disponibilità finanziarie importanti. Non costituisce un problema nemmeno la ripartizione delle quote. Berlusconi desiderava ci fosse un punto di riferimento con il quale trattare. Ci sarà. Per ora, assieme all’advisor americano Sal Galatioto, l’interlocutore principe è Nicholas Gancikoff che, se la trattativa andasse in porto, ci sono molte possibilità diventi l’ad del Milan del futuro. Tra i cinesi non ci sono i nomi eclatanti che tanto sono stati esibiti nelle ultime settimane, nessun Jack Ma o simili, ma questo non toglie niente alla loro solidità. Si riuniranno in un fondo, che sarà gestito da manager: non ci sarà dunque la figura del presidente—proprietario.

Che Gancikoff abbia già assunto un ruolo prominente, oltre quello di semplice rappresentante, lo dimostra il fatto che ha già preso contatti e bloccato un allenatore. Chi? L’identikit lo ha tracciato Berlusconi. Dopo aver ribadito che in caso di mancata vendita lui proseguirà con Cristian Brocchi e il progetto dei giovani italiani («Se dovessimo procedere con la seconda ipotesi, cioè un Milan di giovani, sarebbe lui il prescelto, ci vorrebbe pazienza per ripartire, ma potremo ripetere quanto accaduto con il Leicester»), il presidente rossonero ha anche dovuto ammettere che, se a decidere saranno i cinesi, la scelta sarà diversa: «Se ci sarà un passaggio di proprietà saranno i cinesi a decidere al riguardo. Ho sentito nomi molto ambiziosi». Tra questi ci sono quelli di Unai Emery, già opzionato due stagioni fa quando poi il Milan scelse Inzaghi, e Manuel Pellegrini, che avrebbe il vantaggio di essere subito libero.
Ma serve aspettare il 15-20 giugno prima di arrivare alla scelta dell’allenatore. Il passaggio di ieri poteva essere decisivo in caso di pollice verso. Il primo sì invece porta al prossimo stadio. Berlusconi vuole altre rassicurazioni, soprattutto sulla qualità dei progetti di investimento per il rilancio della squadra. Insomma non gli basta che i potenziali acquirenti abbiano i soldi, vuole anche sapere come intendono spenderli. Un modo per alzare ogni volta l’asticella delle richieste così da trovare una scusa per non vendere? Questa volta sembra di no. Questa volta Berlusconi sembra intenzionato a far seguire altri passi a quello, importante, di martedì.

Corriere della Sera