Milan, coi giovani è meglio. E Donnarumma…

donnarumma

A San Siro, sponda rossonera, è proprio cambiata l’aria. Intendiamoci, nessuno pensa che il Milan sia diventata di colpo una squadra di fenomeni. E il primo a saperlo è proprio Montella, diventato bravissimo a preparare le partite sull’avversario. La vittoria con la Juve nasce da un diciottenne e viene blindata da un fuoriclasse minorenne, destinato a una carriera clamorosa in porta. Se è vero che i rossoneri sono avviati verso la ricostruzione a suon di milioni cinesi, fondamenta del livello di Donnarumma e Locatelli promettono un grattacielo da far impallidire la Skyline di Dubai.

Ci limitiamo a dire che un giocatore normale, dopo quella pallaccia persa dopo neanche un minuto davanti alla sua area, sarebbe sparito. Altro che decidere Milan-Juve. Il conto dei punti portati in dote da Donnarumma continua a crescere: stasera ne vanno aggiunti altri due. Era una serata normale per Gigio, mezzo colpevole sul gol ingiustamente annullato a Pjanic e avviato alla sconfitta nel duello a distanza con Buffon. Poi nel finale un’uscita perfetta proprio su Pjanic e il destro di Khedira tolto dal sette. Era l’1-1.
romagnoli — “Ci vorrà una vita per dimostrare di valere 25 milioni” sussurrava pochi mesi fa Alessio Romagnoli alla Gazzetta. Detto che difensori più scarsi di lui sono stati pagati il doppio, la crescita dell’ex romanista è lampante. Accanto a un buon giocatore di categoria come Paletta, Romagnoli sta diventando sempre più autoritario. Con la Juve non ha sbagliato un intervento, strappando applausi convintissimi in almeno due chiusure.
il nuovo montella — Una squadra che negli ultimi tempi si è abituata troppo a prendere schiaffi in faccia (cfr. Abate), aveva bisogno di trovare certezze partendo dalla fase difensiva. Senza Donnarumma, lo ribadiamo, i gol al passivo sarebbero stati molti di più degli 11 incassati finora. Ma il Milan ha imparato a difendere benissimo. E il merito non può che essere di Vincenzo Montella. Con la Juve il piano partita era chiarissimo: se giochiamo a calcio e gli diamo campo questi ci battono troppo facilmente, mettiamo sabbia nei loro ingranaggi e facciamoli male ripartendo o su palla inattiva. A Firenze allenava pretendendo possesso, tanti uomini oltre la linea della palla e fase difensiva un po’ frivola. Ma cambiare in funzione degli uomini che si allenano è segno di grande intelligenza.

potere operaio — Non ce ne voglia Silvio Berlusconi, anche se sappiamo che l’aggettivo operaio associato al suo Milan gli farà andare di traverso l’inimmaginabile. Ma la brutta partita della Juve nasce in buona parte dall’atteggiamento dei rossoneri. Da manuale la chiusura degli spazi centrali, i raddoppi e le coperture. Un giocatore di qualità come Bonaventura ha sgobbato tantissimo su Hernanes, per citarne solo uno. Tutti corrono molto, si aiutano e si sbattono. L’unico un po’ fuori da questo contesto è Bacca, che deve buttarla dentro quando gli arriva in area. Niang ha rincorso per tutto il primo tempo Dani Alves, con un’attitudine di cui non lo ritenevamo francamente capace. Non c’è dubbio, è nato un nuovo Milan. Al momento non da scudetto, ma se continuasse così perché non fare un pensierino all’habitat naturale della Champions?

La Gazzetta dello Sport