Milan, Berlusconi: “Lascerò il Milan solo quando avrò vinto ancora”

BERLUSCONI

“Me ne andrò solo quando avrò vinto un’altra volta”: parola di Silvio Berlusconi. Di questi tempi, col Milan in crisi nera, il titolo del capitolo che conclude “My Way”, biografia-affresco scritta da Alan Friedman in libreria da domani per Rizzoli, non è una promessa da poco. Il Cavaliere si riferisce sia alla politica che al calcio, la metafora della vita che preferisce. E infatti confida all’intervistatore che da mesi lo interroga sulla sua vicenda pubblica e privata: “Ho detto ai miei figli che quando me ne sarò andato, se credono, potranno vendere tutto tranne due cose: la maggioranza del Milan e la casa di Arcore”. Nelle 400 pagine di “My Way” – pur colme di aneddoti e retroscena inediti sull’economia e sulla politica – questa rivelazione semplice, familiare, rappresenta uno dei punti di sintesi più forti e sentiti.

IL LIBRO — Friedman, giornalista finanziario di gran classe, scrittore e profondo conoscitore delle vicende italiane, imposta la biografia di Berlusconi come un faccia a faccia, sul modello delle celebri interviste realizzate da David Frost con Richard Nixon nel 1977. Il risultato è un ritratto straordinariamente vivido ed equilibrato di un uomo molto amato e altrettanto controverso: dai rapporti con Merkel, Obama e Putin agli scontri con D’Alema e Renzi, dagli inizi come imprenditore alla “discesa” in politica, dagli affetti familiari alle cene di Arcore e i fasti di villa Certosa. Nel racconto di Silvio “a modo suo”, naturalmente, un posto d’onore lo occupa la passione per il calcio. In particolare un capitolo, il quarto, rivela i segreti di 29 anni in rossonero: allenatori, campioni, molti trionfi e pure qualche cocente delusione, sentimento che forse, stando a Salvini, lo accompagna anche in questi giorni… La Gazzetta ve ne offre un’ampia sintesi in anteprima. Prossimamente, sempre a firma di Alan Friedman, seguirà una ricostruzione della trattativa con Mister Bee .
IL MILAN DEI SOGNI — “Ho mai dettato una formazione? No. Ne ho suggerito una? Certo. Molto spesso. Discuto sempre con i miei allenatori, parliamo della formazione e di ciascun calciatore prima di ogni partita. Certe volte non sono d’accordo con l’allenatore, e in questi casi vince sempre lui. Così non ho mai abusato della mia posizione di proprietario e presidente del club. Non ho mai tentato di essere superiore al coach. Dopo tutto, è lui il responsabile dei risultati della squadra. Con Sacchi, per esempio, abbiamo inventato la formula di un Milan che avrebbe sempre comandato il gioco, abbiamo inventato una squadra che si sarebbe sempre divertita a giocare, che avrebbe rispettato gli avversari e per questo sarebbe stata applaudita dai suoi tifosi. Ecco, credo che adesso questo concetto sia ormai un elemento fondamentale del Dna del Milan”. (…)
L’EPOPEA DI SACCHI — “Sacchi aveva un carattere molto deciso – racconta -. Era difficile fargli cambiare idea. Era un uomo orgoglioso, determinato. Si dimostrò un’ottima scelta. Decidemmo insieme la campagna acquisti e riuscimmo a impostare un Milan molto offensivo, molto aggressivo”. Galliani conferma che Sacchi aveva carattere e personalità da vendere. “Sacchi aveva il coraggio anche di lasciare fuori Marco van Basten, se per caso non si era allenato bene. Ora, da noi tifosi milanisti van Basten è considerato al pari della Madonna, è una leggenda”.
IL MANAGER CAPELLO — “Avevo conosciuto Capello come giocatore – ricorda Berlusconi – e ho sempre pensato che sarebbe stato un buon dirigente di una squadra. Lo invitai a frequentare una scuola per manager d’azienda, e lui lo fece. Poi gli chiesi di diventare dirigente sportivo di altre squadre del nostro gruppo, visto che noi allora avevamo società di hockey, rugby, volley e baseball. Lui fece un ottimo lavoro, così quando ci fu bisogno di un nuovo allenatore per il Milan pensai a lui. Tutta la stampa era contro di noi: i giornali scrivevano che volevo essere io il vero allenatore e che scegliendo Capello avevo messo in campo un mio maggiordomo. Ma le cose non stavano così e Capello lo dimostrò subito con una serie di successi. È una persona molto concreta, molto positiva. È stato un piacere lavorare con lui”.

La Gazzetta dello Sport