Milan, ancora voci: società in vendita?

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Milan in vendita? Un tormentone ciclico che le recenti dichiarazioni di Barbara Berlusconi, «per i profitti non bastano le vittorie, serve anche guadagnare denaro», sembra inevitabilmente rilanciare. Ma chi cerca conferme riceve esclusivamente smentite dai vertici societari e le voci di vendita del club rimangono illazioni prive di fondamento.
Ai primi dello scorso mese di marzo, Silvio Berlusconi arrivò a palazzo Giustiniani, a Roma, per la presentazione di un libro. «Ha intenzione di vendere il Milan?», gli venne chiesto dopo un’indiscrezione rilanciata dall’agenzia di stampa Bloomberg. La risposta fu una raffica di no, ripetuta quattro volte: «No, no, no, no». I cronisti lo incalzarono sull’argomento: «È possibile rassicurare i tifosi?». Anche qui, una risposta dello stesso tenore: «Sì, sì, sì». Tre volte sì.
A distanza di poco più di un mese, il tormentone riemerge su voci di proposte ricevute e di banche al lavoro per esaminare le varie offerte e sull’onda di quanto affermato da Barbara Berlusconi in un’intervista pubblicata martedì scorso dall’edizione spagnola di Vanity Fair: «Il calcio è un settore in espansione in cui c’è ancora molto da fare. Il nostro business è il calcio, ma ci sono innumerevoli attività collaterali che possono generare un sacco di profitti, come le vendita delle magliette e le sponsorizzazioni. L’importante non è solo vincere titoli, ma anche fare soldi». La conferma da parte dell’amministratore delegato di un epocale cambio di strategia imposto da esigenze di bilancio.
Ma l’eventuale cessione del Milan deve fare i conti con 4 punti fermi: 1) sia Silvio Berlusconi sia la figlia Barbara hanno sempre sostenuto di essere alla ricerca di un partner disponibile ad acquisire il 20-30% della società, un socio di minoranza nel club perché Fininvest fatica a finanziare i budget dei tempi d’oro (sarebbe già stato fissato il prezzo: per il 30% della società rossonera servono 250 milioni di euro); 2) la partnership più interessante sarebbe quella della costruzione dello stadio, perché lì c’è il business più importante; 3) l’altro amministratore delegato e vicepresidente vicario, Adriano Galliani, non sa nulla di cessioni neanche in quota parte e non ha notizie di accelerazioni in tal senso; 4) il recente viaggio di Lady B. negli Emirati ha fruttato accordi commerciali e un nuovi sponsor, ma non è servito per trovare possibili acquirenti di quote minoritarie. E lo stesso portavoce di Barbara ignora iniziative in questa direzione.

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