Mihajlovic si arrende: “Il problema di Balotelli è psicologico”

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A sentire Mihajlovic, Mario Balotelli sarebbe pronto per sedersi ogni settimana sul divano dell’analista come in una puntata di In treatment. “Dopo due mesi di allenamenti con il gruppo, Mario fisicamente è pronto. Non lo è invece dal punto di vista psicologico: deve migliorare di testa, questo è il suo problema”. Nella domenica in cui Sinisa, all’ora di pranzo, tenta in casa del Chievo di disperdere il pessimismo strisciante (“il nostro campionato non è finito con il Sassuolo: ci sono ancora 30 punti in palio e il sesto posto a me sta stretto”), il paziente Mario in attesa di un’introspezione più approfondita per il momento si accomoda in panchina. A 25 anni compiuti rischia di essere già un ex, dopo una carriera spesa a inseguire stipendi milionari elargiti da presidenti presuntuosi. Cioè convinti di riuscire nell’ impresa fallita dai predecessori di trasformare il ragazzo da talento in fieri a fuoriclasse assoluto. “Tutti lo vogliamo aiutare, ma lui è il primo che deve aiutare se stesso” dice l’allenatore serbo che sembra aver perso le speranze di riuscirci. “Né lui né Menez svolgono i compiti a loro richiesti, o si limitano a farli una volta su cinque. Magari per Jeremy è un problema di condizione ma non per Mario che ha limiti di concentrazione. A lui non posso chiedere i movimenti di copertura di Mandzukic con la Juve visto che ha altre caratteristiche. Ma non ci possiamo permettere il suo impiego perché è carente sia in fase di possesso che di non possesso. Dipende solo da Mario riprendersi, deve essere più presente, perché se soffre lui in campo poi soffre tutta la squadra”.

Questo deve aver spiegato anche al presidente Berlusconi venerdì a Milanello quando l’ex Cavaliere, sempre inflessibile davanti al dogma delle due punte, ha dovuto prendere atto del passaggio al 4-3-3. “Scenderà in campo chi sarà al 100%” taglia corto l’allenatore, reduce dall’ennesima settimana di instabilità. “Vorrei rimanere, se dipendesse solo da me mi confermerei. Ho la coscienza pulita e la consapevolezza che il rendimento della squadra è migliorato rispetto a quello degli ultimi 2-3 anni. Abbiamo più punti, uno spirito di squadra diverso e siamo in finale di coppa Italia”. Eppure a queste latitudini si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. “Penso che non sia sana questa situazione che prima di me era capitata ad Allegri, a Seedorf e Inzaghi. Il mio rapporto con Berlusconi è buono, ho il contratto per un altro anno ancora e vorrei restare. Al tifoso ho detto di non sapere se sarei rimasto perché la mia conferma dipende dai risultati. Ma non posso rispondere solo a domande sui miei rapporti con il presidente: sono da 30 anni nel calcio e solo qui c’è questa fissazione”. Dura lex sed lex, l’invadenza di Berlusconi. Meglio tornare a vincere, a maggior ragione con un modulo che non trova il massimo gradimento del capo. “Ma non conta lo schema, piuttosto l’atteggiamento: guardate la Juve e lo spirito che mette in campo dopo quattro scudetti consecutivi. Non a caso è di nuovo prima ed è una spanna sopra tutte le altre squadre. Ptendiamola a modello”. Dissacrante Sinisa: citare come esempio da seguire gli acerrimi nemici di Torino è un film in primissima visione.

Corriere della Sera