Migranti, Ue su ricollocamenti: solo 35mila. E Alfano sostituirà il prefetto di Treviso

migranti

Accordo raggiunto tra i Ventotto, ma ben al di sotto dell’obiettivo: saranno infatti intorno ai 35mila i ricollocamenti dei migranti bisognosi di protezione internazionale e non i 40mila previsti dal piano della Commissione Ue. Tra sei mesi si rifarà il punto della situazione. Contemporaneamente, sempre sul fronte immigrazione, è il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ad annunciare: “Interverremo laddove dovevamo dare come amministrazione la prova di fare il massimo intervento. Per esempio al prossimo Consiglio dei ministri sostituirò il prefetto di Treviso”, Maria Augusta Marrosu, nel mirino in questi giorni per la gestione dell’emergenza profughi nel Comune veneto di Quinto. Una richiesta, quella ad Alfano, che sarebbe partita direttamente dal premier Matteo Renzi.

In Europa, intanto, l’intesa raggiunta per ora a Bruxelles prevede che – in totale – tra reinsediamenti e ricollocamenti, si arriverebbe un po’ sotto quota 55mila. La disponibilità maggiore di alcuni Paesi sui reinsediamenti, circa 4mila in più rispetto ai 20mila previsti, è stata ‘riorientata’ sui ricollocamenti che erano fermi ai 30mila. I paesi Ue rifaranno però il punto della situazione tra sei mesi per vedere se sarà possibile raggiungere comunque l’obiettivo iniziale di 40mila ricollocamenti in totale da Italia e Grecia.

Spagna e Polonia sono i Paesi che più degli altri hanno criticato il piano di redistribuzione Ue dei richiedenti asilo siriani ed eritrei arrivati da aprile in Italia e in Grecia. La Spagna è l’unico Paese arrivato alla riunione senza aver prima comunicato all’Unione europea il numero di migranti che sarebbe disposto ad accogliere, anche se il ministro dell’Interno Jorge Fernandez Diaz ha detto che il Paese sarà “responsabile e solidale” e che presenterà una cifra per non bloccare il processo, sottolineando però il fatto di essere in disaccordo con il sistema. Madrid si oppone, in particolare, alla proposta dell’esecutivo Ue di ripartire la distribuzione dei migranti sulla base di quattro criteri, ai quali viene dato peso come segue: il Pil (40%), la popolazione (40%), la disoccupazione (10%) e gli sforzi fatti precedentemente dal Paese in materia di accoglienza (10%).

Secondo questi calcoli, la Spagna dovrebbe ricevere 4.288 dei 40mila richiedenti asilo da redistribuire per contribuire ad alleviare la crisi provocata dal massiccio afflusso di persone dal Mediterraneo. Il ministro Diaz, al suo arrivo alla riunione, non aveva voluto rivelare l’entità del contributo spagnolo, ma aveva sottolineato che, in qualunque caso, non avrebbe superato i 4.288 migranti proposti dalla Ue, cifra che già considera ingiusta perché non tiene sufficientemente conto dell’elevato tasso di disoccupazione del Paese. L’Ungheria, infastidita dal fatto che l’Unione non adotta misure per contrastare la pressione esercitata sui suoi confini dai tentativi di immigrazione dal Kosovo, ha detto che il suo contributo sarà “zero”.

I primi ricollocamenti da Italia e Grecia potranno “cominciare da ottobre”, e “questo è il risultato più importante”. Così il ministro degli esteri lussemburghese, Jean Asselborn, che detiene la presidenza di turno dell’Ue e ha condotto i negoziati. A settembre, infatti, servirà il parere dell’Europarlamento per procedere.

Tuttavia, è il commissario Ue all’immigrazione, Dimitri Avramopoulos, a dirsi “deluso dai numeri” anche se quanto raggiunto oggi è già “un risultato inatteso” rispetto a sei mesi fa. Il commissario ha poi assicurato che “entro fine anno i numeri saranno sistemati” arrivando alla cifra di 60mila tra ricollocamenti e reinsediamenti.

Per l’Italia, a commentare è stato lo stesso Alfano: con l’intesa Ue di oggi – ha detto – “abbiamo avuto molto di più di quello che tutti i governi precedenti avevano mai pensato di avere” sull’immigrazione. Oggi intanto siamo andati avanti”.

LA REPUBBLICA