Migranti, strage al largo della Libia Decine di vittime duecento dispersi

IMMIGRATI

Almeno 40 dei 400 migranti trasportati sono annegati dopo l’affondamento di un barcone davanti alla costa della Libia, al largo di Garabulli, 50 km a est di Tripoli, nelle adiacenze di sue piattaforme petrolifere. Una nuova tragedia, dunque, dopo quella avvenuta martedì scorso nella stessa zona di mare, con 36 vittime accertate, ma resa nota solo domenica dalla Libia. A questo ulteriore dramma la Croce Rossa, altre Ong e vari esponenti politici hanno reagito chiedendo «scelte più radicali» rispetto al già potenziato soccorso in mare, che ha salvato vite, ma non scongiura le sciagure. 
«AVVERTIMENTO AL MONDO»
Si moltiplicano dunque le richieste di un «canale umanitario» che consenta ai profughi di approdare «in sicurezza» in Europa. Anche la Libia alza la voce ed invia un «avvertimento al mondo». Salah Mazek, ministro dell’Interno del precario governo di Tripoli, avverte che se il suo Paese non riceverà aiuti occidentali potrebbe «agevolare il rapido passaggio di questo flusso di persone attraverso la Libia, dato che Dio ha fatto di noi un punto di transito». 
RICOGNIZIONE AEREA
Ieri i soccorsi ai naufraghi sono partiti dalla ricognizione aerea italiana inserita nell’operazione Mare Nostrum. La centrale operativa ha dirottato in zona alcuni mercantili in transito, successivamente sono giunte la fregata Grecale, il pattugliatore Sirio, e da Lampedusa due motovedette della Capitaneria di Porto e una della Guardia di Finanza. Duecento i naufraghi presi a bordo dalle unità militari italiane, tra di essi numerosi donne e bambini. Finora sono stati recuperati 17 corpi. Il ripetersi delle sciagure nel Canale di Sicilia ha riaperto anche il dibattito in Italia ed a Bruxelles. Domani il premier Matteo Renzi incontrerà a Palermo vari responsabili di Mare Nostrum. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha presentato intanto all’Onu una proposte di risoluzione contro il traffico di migranti, nella quale l’Italia denuncia «la gravità dei tragici eventi che si verificano nel Mediterraneo e lungo le coste meridionali dell’Italia e dell’Europa». Orlando lamenta «un deficit di cooperazione» a livello europeo e internazionale ed auspica dall’ Onu «un segnale forte, un salto di qualità» nel contrasto.
LA CROCE ROSSA
Federico Rocca, presidente della Croce Rossa, sostiene che «questa volta non vogliamo lacrime e dichiarazioni di intenti: l’Unione Europea deve intervenire immediatamente, aprendo un corridoio umanitario, che da un lato permetta un accesso sicuro dal sud del Mediterraneo in Europa per tutte le persone che scappano dalla guerra e dalla fame, dall’altro che possa combattere nello stesso tempo i mercanti di uomini. È sempre più urgente quindi un piano di accoglienza a livello europeo: l’Ue – conclude Rocca- non si può più sottrarre alle proprie responsabilità».

Il Messaggero