Migranti, Renzi contro l’Austria: “Fa propaganda”. Proposta Ue: “Chi non li accetta paghi”

MATTEO RENZI

Estensione fino a sei mesi dei controlli su alcuni tratti di confine per cinque Paesi dell’area Schengen, rimozione parziale dell’obbligo dei visti per i cittadini turchi e riforma del sistema di asilo europeo secondo il principio di un’equa e solidale partecipazione comune. E se un Paese deciderà di non accogliere la sua quota dovrà pagare una somma di 250 mila euro per ogni migrante non ricevuto (proposta questa definita “un ricatto” da parte del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto). Sono alcune delle iniziative in tema di immigrazione presentate al Consiglio dell’Unione europea da parte della Commissione Ue. Ma il collegio dei commissari riunito a Bruxelles ha affrontato anche la questione Brennero sollevata dall’Austria: per il vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans al momento non esiste “un problema di flusso di migranti da risolvere”. E da Roma il premier Matteo Renzi ha bollato le iniziative di Vienna come “puro esercizio di propaganda”. Ma Vienna rilancia: controlli se il flusso di migranti dall’Italia aumenta.

Estensione della durata dei controlli. La Commissione ha presentato una raccomandazione al Consiglio dell’Unione europea, per permettere a 5 Paesi dell’area Schengen di estendere i controlli temporanei alle frontiere interne fino ad un massimo di sei mesi, ma solo per confini specifici: si tratta di Austria (al confine con la Slovenia e con l’Ungheria), Germania (al confine con l’Austria), Danimarca (al confine con la Germania), Svezia (nei porti della Police Region South e al ponte Oresund) e Norvegia (nei porti collegati con Danimarca, Svezia e Germania). L’iniziativa, sulla base di un articolo del Codice Schengen mai usato prima, è strettamente legata alle carenze persistenti nella gestione greca delle frontiere esterne, e proprio per questo, ad esempio, tra i confini che saranno oggetto dei ‘check’ non figura il Brennero. L’iniziativa è stata presentata dal vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans e dal commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos.

In riferimento alle preoccupazioni dell’Austria, Timmermans ha spiegato che al “momento non ci sono indicazioni che esista un problema di flusso di migranti da risolvere”, “il paragone tra il Brennero e la rotta balcanica non è basato sui fatti, è basato sulle emozioni”, e “non vedo elementi a questo stadio che possano giustificare la chiusura del confine tra Austria e Italia”.

Ma un portavoce del ministero dell’Interno austriaco ha riferito all’agenzia Apa che Vienna legge nella decisione Ue “una conferma delle misure prese finora” e non c’è “nessun ostacolo a nuove misure al confine con l’Italia, qualora la situazione dovesse cambiare”.

L’attacco di Renzi all’Austria. E il premier Matteo Renzi, nel corso del question time alla Camera ha bollato come “puro esercizio di propaganda” da parte dell’Austria la questione del Brennero: “E’ un’operazione pericolosa perché gioca con la paura e quando si gioca con la paura si rischia di rinforzare chi è bravo ad agitare gli spettri del passato – ha detto Renzi – Il Brennero è un simbolo di amicizia e di dialogo e la chiusura è poco più di una provocazione che attiene alla campagna elettorale austriaca”. Il premier ha ricordato di aver sollevato la contrarietà dell’Italia e di auspicarsi che “l’Austria accetti l’approccio del Migration Compact che la commissione Ue ha accettato e rilanciato”.

La contestazione in Aula della Lega. Nel corso del question time c’è stato un duro confronto tra il gruppo del Carroccio e il premier Matteo Renzi. “Avete trasformato l’Italia in un grande campo profughi e gli italiani in camerieri degli immigrati. Avete azzerato la sicurezza di questo Paese”, ha attaccato il deputato del Carroccio, Nicola Molteni, che ha accusato il governo di “raccontare balle e frottole”. La risposta di Renzi: “I dati che vengono citati e che parlano di un aumento del 50 per cento in più di migranti arrivati in Italia sono falsi. L’aumento, e i dati sono di questa mattina: 28.658 contro 27.500 dello scorso anno”, ha detto il presidente del Consiglio che davanti alle proteste della Lega, ha risposto: “Nel Nord Est c’è stata la migliore stagione turistica degli ultimi venti anni, alla faccia di chi fa leva sulla paura”. E ha aggiunto: “155mila persone arrivate lo scorso anno. Voi preferite chiamarli profughi a scrocco, siamo andati a prenderli perché tra la paura e la dignità, noi scegliamo sempre la dignità”.

“Difendere Schengen”. “Noi pensiamo che Schengen vada difeso. Noi siamo per tornare a Schengen”, ha poi detto il presidente del consiglio rispondendo a Ignazio La Russa. “E’ stato qui, in questa sede, che è stata rappresentata la Turchia come una sorta di Paese in procinto di fare una invasione ottomana. Il precedente presidente del Consiglio (Berlusconi ndr) è stato testimone di nozze della figlia del presidente di quel ‘pericoloso Paese’ da voi descritto”, ha aggiunto Renzi.

La Ue e la Turchia. La Commissione europea ha anche proposto di concedere la rimozione parziale dell’obbligo di visti per i cittadini turchi che intendono entrare nel territorio di Schengen. Dall’esecutivo comunitario è arrivato il via libera politico, dato che il governo di Ankara ancora non ha soddisfatto tutti i 72 criteri necessari per la liberalizzazione dei visti (restano ancora cinque condizioni), ma è stato ritenuto comunque di premiare gli sforzi della repubblica turca con l’abolizione dell’obbligo dei visti per studenti, turisti e uomini d’affari che staranno su suolo europeo per non oltre 90 giorni. I cittadini turchi potranno entrare solo con i passaporti biometrici. Sulle condizioni ancora non soddisfatte, “la Commissione continuerà a monitorarne il continuo adempimento”, ha detto il commissario europeo Avramopoulos.

Riforma del trattato di Dublino. Da parte della Commissione è arrivata anche la proposta di riforma del sistema di asilo europeo che supera il regolamento di Dublino, secondo il quale la responsabilità principale sulle richieste di asilo dei migranti spetta al Paese di primo arrivo. Il sistema, che risale a un periodo in cui i flussi migratori erano molto più contenuti, non si è rivelato adatto a sostenere la crisi degli ultimi anni. Secondo la proposta di oggi, invece, quando gli arrivi in un Paese superano una certa soglia, tutti quelli in più saranno automaticamente distribuiti fra tutti gli altri Paesi europei, secondo il principio di un’equa e solidale partecipazione comune e se un Paese deciderà di non accogliere la sua quota, dovrà pagare una somma di 250 mila euro per ogni migrante non ricevuto. Ma questa sorta di “ammenda” ha subito ricevuto il secco no dei diplomatici del gruppo dei quattro “Visegrad” che comprende Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria, che nel corso di un incontro a Praga hanno respinto la proposta della Commissione europea
di trasferire migranti privi di documenti tra gli Stati membri dell’Ue. Per il ministro degli Esteri di Budapest Peter Szijjarto, l’ipotesi di una multa per i Paesi che si rifiutano di accogliere i migranati “è un ricatto inaccettabile e un genere non europeo di proposta”.

La Repubblica