Migranti, Renzi a Ue: ‘Ripartizione o non siete degni di chiamarvi Europa’

renzi premier

Uno scontro «violento» secondo chi vi ha assistito: durante il dibattito al Consiglio europeo sulla nuova politica Ue dell’immigrazione, il presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe duramente attaccato i colleghi che si sono espressi contro l’obbligatorietà della ripartizione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia. «Se non siete d’accordo sui 40 mila non siete degni di chiamarvi Europa», avrebbe detto Renzi, secondo quanto si apprende, per poi aggiungere «se questa è la vostra idea di Europa, tenetevela. O c’è solidarietà o non fateci perdere tempo». Insomma: una mediazione che adesso torna in alto mare. Con una discussione naufragata tra toni durissimi. Il presidente Juncker della Commissione europea avrebbe appoggiato il premier italiano. Il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, si sarebbe invece espresso a favore dei paesi dell’Est, quelli più duramente contrari alla ripartizione delle quote.

Lo scontro sulla volontarietà
Lo scontro è sulla volontarietà. secondo quanto riferiscono fonti che assistono alla discussione, cominciata a cena, alcuni Paesi hanno chiesto di cambiare il testo delle conclusioni nella parte che riguarda la redistribuzione dei 40 mila richiedenti asilo da Italia e Grecia al resto d’Europa, pretendendo che sia inserita la parola «volontario» riferito al meccanismo di ripartizione. I paesi che si oppongono al testo attuale sono Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Lituania.

Renzi: «Non accettiamo nessuna concessione»
Il j’accuse di Renzi è stato durissimo. «Non accettiamo nessuna concessione. O fate un gesto anche simbolico oppure non preoccupatevi: l’Italia può permettersi di fare da sola», ha detto il premier ai leader europei riuniti a Bruxelles sul tema dell’immigrazione. «È l’Europa che non può permetterselo», è l’atto di accusa di Renzi ai leader europei.

«Ho pianto per il Muro di Berlino e Srebrenica»
Il premier ha poi continuato: «Mi emoziono davanti all’Europa. Sono figlio di questa storia. Mi emoziono pensando che domani sarà qui Delors. Ma non accetterò mai che questa discussione sia così meschina e egoista. Abbiamo fondato l’Europa perché avevano ideali. Ho pianto per il muro di Berlino, ho pianto per Srebrenica. Credo in un ideale. Non accetterò mai un compromesso al ribasso», ha affermato il premier stando a quanto riferisce chi era presente all’incontro. E che, appunto, parla anche di un durissimo scontro con la presidente lituana Grybausakaite.

Mogherini: «Senza ripartizione Ue perde credibilità»
Anche il capo della diplomazia europea Federica Mogherini ha usato toni pesantissimo. Se l’Europa non riesce a redistribuire 60 mila migranti (i 40 mila richiedenti asilo già giunti in Italia e Grecia e i 20 mila ospitati nei campi profughi nei paesi terzi), vuol dire che «non siamo la grande Europa che può andare a negoziare in giro per il mondo». «Appoggiate tutti con entusiasmo la nostra strategia esterna sull’immigrazione – ha detto – ma senza decisioni sulla solidarietà interna la nostra credibilità esterna crolla».

«Etica e ragionevolezza»
Preparando il vertice di Bruxelles con i capi di Stato e di governo Ue, Renzi era «ottimista» sul fatto che l’Italia avrebbe potuto far valere le proprie ragioni. «Per la prima volta l’Europa riconosce il problema immigrazione, si apre una finestra di opportunità», – aveva detto Renzi aprendo l’incontro con le Regioni. Per affrontare il problema «ci vuole condivisione in Europa», aveva aggiunto il premier nel chiedere compattezza ai presidenti di Regione e sindaci. «Sul tema dell’accoglienza ci vogliono soluzioni che rispondano a requisiti etici e criteri di ragionevolezza. I richiedenti asilo si accolgono, i migranti economici vengano rimpatriati», aveva aggiunto.
Il tutto mentre il presidente del Consiglio europeo Donal Tusk spiegava come tra «i membri non ci sia consenso sulle quote obbligatorie». L’ex premier polacco è tornato a ripetere che «la nostra priorità dovrebbe essere quella di contenere l’immigrazione illegale». E ancora, parlando del principio della volontarietà, il presidente del Consiglio Ue ha detto di poter capire chi «vuole questo meccanismo, ma sarà credibile solo chi prenderà impegni precisi e significativi al massimo entro la fine di luglio, perché la solidarietà senza sacrifici è pura ipocrisia».

Corriere della Sera