Migranti, il Pentagono: “Una crisi che durerà almeno 20 anni”

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Le immagini dello tsunami di disperati che tentano di raggiungere l’Europa, e da ultimo la foto, pugno nello stomaco, del bimbo curdo di 3 anni morto su una spiaggia in Turchia preoccupano ed anche molto il Pentagono. ” Si tratta di un grande problema” e tra i vertici militari Usa e Nato sta aumentando la consapevolezza che si tratti ” di una vera crisi”, anzi, “è trattata come il più notevole problema” discusso nelle riunioni ad alto livello tra i generali dell’Alleanza.

Lo ha dichiarato alla Abc il capo degli Stati maggiori riuniti (il più alto ufficiale in grado) il generale Martin Dempsey, secondo il quale “dobbiamo affrontare sia unilateralmente che con i nostri partner questa questione come un problema generazionale, e organizzarci e preparare le risorse ad un livello sostenibile per gestire (questa crisi dei migranti) per (i prossimi) 20 anni”.

Sul tema migranti nella Ue è intervenuto anche il leader russo Vladimir Putin sostendo che si trattava di un evento “prevedibile e che ci si doveva attendere. La Russia aveva avvertito della vastita’ del problema”, causata, secondo il presidente russo, da come l’Ue ha “ciecamente seguito la politica Usa verso la Siria. I Siriani che abbandonano il loro Paese non lo fanno per il governo di Assad ma per colpa di Isis”.

E mentre a Ginevra sono ripresi i ‘negoziati di pace libicì sotto egida Onu, il governo islamista libico di Tripoli (a differenza di quello di Tobruk privo di riconoscimento internazionale) ha chiesto ai Paesi europei ed arabi di organizzare “una conferanza regionale alla fine del mese ” per porre fine alla tragedia dei migranti”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia di Tripoli, Mustafa Laqlaib, che punta ad ottenere l’aiuto necessario ad ostacolare lo tsunami di migranti che dalle coste ad ovest della capitale, parte alla volta dell’Italia.

” La Libia non può gestire da sola il flusso di migranti e la Libia è solo un Paese di transito”, ha sottolineato ricordando come con la fine del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e le successive lotte intestine tra le fazioni rivali, in Libia si è aperto un vuoto attraverso il quale passano migliaia di siriani provenienti dall’Egittto (che sostiene il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Tobruk) o attraverso i Paesi dell’Africa sub-sahariana, Niger, Sudan e Ciad.

La Repubblica