Migranti, Frontex prevede l’invasione «Fino a un milione pronti a partire»

IMMIGRATI

L’EMERGENZA
Il 2015 potrebbe essere l’anno della grande invasione. Dalle coste libiche potrebbero partire alla volta delle coste meridionali dell’Europa, soprattutto della Sicilia, fino a un milione di migranti. L’allarme è stato lanciato ieri dal direttore esecutivo di Frontex Fabrice Leggeri che ha parlato di una possibile ondata migratoria «tra 500mila e 1 milione» di persone. Seppur enorme, la cifra di 500 mila sarebbe in linea con l’andamento dei flussi migratori registrati negli ultimi anni. Triplicati nel 2013, quando arrivarono in 60mila, quadruplicati nel 2014 con circa 150 mila sbarchi in Italia e altri 120 mila immigrati entrati nell’Unione. E se pochi giorni fa il Viminale ha fatto sapere che nei primi due mesi del 2015 l’incremento sul 2014 è stato del 43%, ecco che i conti sono presto fatti. Con l’arrivo della primavera e poi dell’estate, la rotta Libia-Europa potrebbe far registrare un traffico record. E, considerata la massa di gente che cerca una via di fuga dalla Siria, dalla stessa Libia, dalla Somalia, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dal Ciad, dalla Nigeria, dal Mali, dal Niger, un milione di migranti non sarebbe nulla. Scopre l’acqua calda, il signor Leggeri, nel vaticinare che «nel 2015 dobbiamo essere preparati ad affrontare una situazione più difficile dello scorso anno». Anche perché il deterioramento giorno dopo giorno della situazione in Libia non potrà che far peggiorare le cose.
POCHI SOLDI E MEZZI
Più drammatico del numero dei potenziali migranti pronti ad attraversare il Mediterraneo, è piuttosto il quadro di Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne della Ue. Intervistato dall’agenzia Ansa, Fabrice Leggeri, ha detto chiaramente – ma non è una novità – che «se si vuole che Frontex faccia più operazioni abbiamo bisogno di risorse e staff e dell’impegno degli Stati membri a rendere disponibili i loro mezzi». Ma gli Stati della Ue non hanno obblighi nei confronti di Frontex. Tutto è infatti affidato alla buona volontà dei singoli Stati. Se si vuole contribuire – con soldi o mezzi o personale – lo si fa in base a scelte individuali e questo rende tutto più coplicato. Per il 2015 Frontex conta su un bilancio complessivo di 115 milioni di euro, con un quarto delle risorse impegnate per l’operazione congiunta Triton che ha sostituito Mare Nostrum. E la cifra su cui si sta ragionando per il budget 2016 è più o meno della stessa entità.
PERICOLO ISIS
E al dramma delle ondate migratorie di disperati pronti a rischiare la vita, si aggiunge quello della gestione delle partenze dei barconi dalle coste libiche che, da sempre in mano a racket criminali, ora potrebbe finire sotto il contrllo dell’Isis. Fabrice Leggeri dice che «non ci sono prove (sul controllo dell’Isis n.d.r) ma dobbiamo essere coscienti dei rischi e stare attenti. Quello che non accade ora potrebbe avvenire in futuro» e in questo rientra anche la possibilità che terroristi del califfato giungano sulle coste italiane sui barconi.
Rispetto alle stime fornite da Frontex, che arrivano da fonti di intelligence e servono all’analisi del rischio che l’Agenzia Ue fa ogni anno, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni invita a non «sollevare allarmi: ciò che chiediamo a Frontex è più collaborazione». E mentre anche Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) osserva che «Frontex farebbe bene a non alimentare allarmismi», il leghista Roberto Calderoli parla di «invasione», Giovanni Toti (Fi) di «emergenza infinita» e Giorgia Meloni (Fdi) chiede se «il Renzi ignorerà l’allarme di Frontex?». Dal Pd si invita la destra «a non strumentalizzare».

IL MESSAGGERO