«Migranti e rom rendono più della droga»

TASSE SOLDI 2

Campi rom, centri di accoglienza per immigrati e minori e gestione dell’emergenza abitativa. Massimo Carminati aveva capito che la speculazione sulle emergenze avrebbe pagato: «C’è continua richiesta, perché c’è povertà. Purtroppo il momento che si vive è questo», spiegava all’imprenditore amico Cristiano Guarnera che, per conto di Mafia Capitale, eseguiva lavori anche nei campo nomadi. «Noi – spiega il ”cecato” intercettato nell’aprile 2013 – quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa». E’ nel Cara di Castel nuovo di Porto che vengono investiti 500mila euro lasciati in una valigia da Carminati a Buzzi, quando l’ex Nar teme di essere arrestato. Il business dell’emergenza sociale vale circa 24 milioni di euro. Ma certo l’affare comportava anche delle spese: a Luca Odevaine, componente del tavolo di coordinamento nazionale per i richiedenti asilo, arrivavano 5000 euro tutti i mesi, per i favori concessi, mentre al suo collaboratore, Mario Schina, ora ai domiciliari, spettavano 1.500.
Fondamentale per l’affidamento alle società e alla costellazione di cooperative gestite da Salvatore Buzzi era anche il rapporto con Franco Scozzafava, ex direttore del dipartimento salute e servizi sociali del Campidoglio.
RIFUGIATI
C’era un cartello di cooperative per gestire l’ospitalità di profughi e immigrati. Risulta chiaro dalle conversazioni: «Cartelli di imprese – scrive il gip – evidenziano come il sistema Odevaine in questo settore si fondi su un’attribuzione di favori a imprese amiche che si dividono il mercato». La holding criminale affittava appartamenti per ospitare i profughi: «Prendiamo 107 appartamenti a 35mila euro al mese, forse 30. E’ vicino al Cara», dice Buzzi a Carminati. E’ una conversazione del maggio 2013 a rendere chiaro ai militari che ascoltano la conversazione che il ”mercato” dei profughi si divide tra il gruppo Carminati e le cccop di Tiziano Zuccolo, un concorrente che, secondo gli atti, divideva le commesse con Buzzi al 50 per cento. Si legge nell’ordinanza: «Lo scambio di battute tra Zucco e Buzzi consentiva ulteriormente di acclarare l’esistenza di un accordo in ossequio al quale i richiedenti asilo e i rifugiati dall’Anci al comune di Roma andavano divisi al 50%, costituendo di fatto un vero e proprio cartello». Sono quattro i campi rom gestiti a Roma dalle coop di Buzzi. La Eriches 29- consorzio di cooperative sociali – ha in gestione quello di Castel Romano e, in qualità di appaltante, ha commissionato tra il 2012-2013 i lavori di rifacimento e ampliamento. Lavori di movimento terra (assegnati alla ditta Tagliaferri ed eseguiti dal sodale di Carminati Gaglianone, e di urbanizzazione. «Invero, il campo nomadi ha visto una diffusa presenza di soggetti economici riconducibili a Buzzi, sia sul piano degli assetti proprietari, sia sul piano dei soggetti economici ai quali sono stati commessi i lavori».
EMERGENZA ABITATIVA

È Carminati a spiegare la scelta strategica degli investimenti in una conversazione intercettata: «Perché l’emergenza abitativa… adesso verrà un sindaco di sinistra figurati se li caccia. Cioè questo qui sto facendo con il sindaco di destra pensa con il sindaco di sinistra che se prediligerà il sociale. Cioè un sindaco di sinistra non si può permettere de mandà via gli sfrattati o quelli che non c’hanno casa. Solo loro ce ne hanno 600, sono 150 famiglie, ci stanno quelli dell’arciconfraternita che altre 250 famiglie stiamo parlando di qualche migliaio di persone. C’è continua richiesta, c’è povertà».

Il Messaggero