«Mi fido di Matteo», la spinta di Obama E Renzi: yes, we can

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Il premier e il presidente si affacciano nella sala degli affreschi di Villa Madama dopo un denso bilaterale. Renzi, abito scuro e cravatta ruggine, esordisce in inglese: «Tutti sanno che Obama per me non è solo il presidente degli Stati Uniti, per me e la mia squadra è fonte d’ispirazione». Poi giù a parlare di «grande amicizia e partnership», di «difesa di valori comuni». Altrettanto affabile Obama, abito scuro e cravatta azzurra, reduce dalle visite dal Papa e al Quirinale. In italiano la prima frase: «Buon pomeriggio». Un elogio-invito-auspicio la seconda: «E’ meraviglioso tornare a Roma, una delle città più grandiose del mondo. Ho già ospitato Renzi alla Casa Bianca quando era sindaco, sono ansioso di accoglierlo molte volte come premier». La terza frase è una dedica a Giorgio Napolitano: «E’ un caro amico. L’Italia è fortunata ad avere un uomo di Stato così forte».

Nel bilaterale Matteo e Barack hanno parlato soprattutto di riforme e di Europa. Renzi affronta di petto la questione: «L’Unione europea ha bisogno di crescita. Noi vogliamo cambiare l’Italia perché se lo facciamo diamo una mano a cambiare l’Europa. Non abbiamo alibi, bisogna aprire una pagina di speranza per creare occupazione e ricchezza». Non manca una citazione italica della mamma: «I nostri nonni hanno combattuto in Europa per salvare la democrazia. Mia mamma piangeva davanti alle immagini del crollo del Muro».
Obama non si sottrae. Parte da un elogio: «Sono rimasto favorevolmente impressionato dall’energia e dalla visione che Matteo porta con sé, è positivo per l’Italia e l’Europa avere una nuova generazione di leader». Ancora: «Ho fiducia nelle riforme strutturali di Renzi, nessuno sa meglio di lui che deve ringiovanire l’economia italiana». A stretto giro di posta la risposta del premier: «Obama ha scelto un percorso ambizioso per ricostruire l’economia americana. Noi abbiamo scelto di utilizzare lo stesso nome, jobs act, per restituire lavoro ai giovani. Gli Usa sono un modello, ma l’Italia deve fare il proprio compito dando corpo alle riforme strutturali». E il presidente: «Vi sosterremo nelle decisioni che dovrete prendere. Ma è sterile il dibattito europeo tra crescita e austerity: le finanze pubbliche devono essere in ordine, ma più si cresce e più i conti sono a posto. Per ora la crescita europea va ancora al rallentatore e la disoccupazione è alta».
Non poteva mancare un capitolo dedicato all’Ucraina. Obama conferma la linea della fermezza: «Il G7 che si terrà a Bruxelles sarà un segnale di isolamento della Russia, ma speriamo che Mosca decida di rientrare nella soglia della democrazia in modo pacifico». Renzi, da sempre più favorevole al dialogo, si allinea. Prima in inglese: «Abbiamo condiviso la dura protesta per le scelte contro il diritto compiute dalla Russia». Poi in italiano: «Mi si faccia dire nella mia lingua un concetto per gli italiani». Sorrisi di Obama e in sala. «La nostra economia è in grado di affrontare gli impegni in Ucraina e anche un’eventuale crisi energetica: abbiamo sì un grande debito pubblico, ma anche un risparmio privato quattro volte il debito». In estrema sintesi: «Non siamo la Cenerentola d’Europa, usciamo da questa subalternità culturale!».

IL NODO SPESE PER LA DIFESA
C’è anche spazio per qualche bacchettata. Come quella di Obama sulle spese militari: «La differenza tra quanto spendono gli Usa e i Paesi europei della Nato sta diventando troppo grande. Noi spendiamo il 3% del Pil nella Difesa, gli europei l’1%. Il divario è eccessivo, tutti debbono pagare la giusta quota». E Renzi, tacendo sull’eventuale taglio dei caccia F35: «Ha ragione Obama, la libertà non è gratis. Nel rispetto della cooperazione provvederemo a verificare i nostri budget». Le ultime parole del premier vanno ai marò «detenuti illegalmente in India, ho chiesto a Barack un ulteriore appoggio». E contro i burocrati: «Adesso Obama andrà al Colosseo, se fosse stato progettato adesso qualche burocrate l’avrebbe bloccato, definendolo una spesa che non ci possiamo permettere».
Baci, saluti e abbracci. Carezza di Obama a Renzi davanti ai fotografi: «Siete tra i nostri più stretti alleati». Bye bye.

IL MESSAGGERO