Messenger “esce” da Facebook

Facebook Messenger

No, Mark Zuckerberg non è impazzito. E, sì, vuole obbligarci a tutti i costi a utilizzare Facebook Messenger. Andiamo con ordine. Tutto è cominciato nel novembre del 2013, quando con un aggiornamento dell’applicazione di Facebook ha fatto capire di essere intenzionato a spingere in tutti modi Messenger, altra app che permette di scambiarsi messaggi appoggiandosi alla Rete. All’epoca, quindi, l’unico modo per continuare a leggere gli scambi privati all’interno dell’app principale era non utilizzare o disinstallare quella di messaggistica. Evidentemente più di un utente ha scelto questa via, tanto che il caparbio Zuck ha deciso di tagliare la testa al toro e obbligarci con la forza a utilizzare due iconcine diverse.

Due app, due funzioni

“Abbiamo notato che le persone rispondono con una velocità maggiore del 20% su Messenger rispetto a Facebook”, ha spiegato un portavoce del social network a Re/code. “Per continuare a mandare messaggi in mobilità le persone dovranno installare l’applicazione Messenger”, ha aggiunto. Non c’è ancora l’ufficialità, ma gli utenti europei di iOs e Android dovrebbero ricevere i primi avvisi in queste ore. Con l’app principale si potrà quindi continuare a pubblicare, taggare, commentare e via dicendo, ma per scrivere messaggi a un utente o un gruppo di utenti e per fare telefonate Voip, novità introdotta recentemente, bisognerà per forza affidarsi a Messenger. Poco male, sono tutte e due gratuite. Ci lamenteremo per il cambiamento e poi ci abitueremo, come al solito.

Ma WhatsApp?

I dubbi vengono quando si pensa all’acquisto di Whatsapp dello scorso febbraio. Le due app hanno la stessa funzione e ci si chiede perché il giovane Ceo di Facebook abbia sborsato 19 miliardi di dollari per l’iconcina verde per poi continuare a spingere quella che già aveva in casa. In realtà quello della sovrapposizione è un falso problema. Durante l’anno in corso in tutto il mondo verranno acquistati 1,03 miliardi di nuovi smartphone. La sfida per tutti gli attori coinvolti – sistemi operativi, produttori di smartphone, sviluppatori di applicazioni e social network – sarà di conquistare un numero maggiore di utenti possibile cercando di distribuirsi in maniera omogenea a livello geografico. Aggredire il mercato con due app, per quanto analoghe, ha assolutamente senso. Si pensi solo, ad esempio, che Whatsapp non è disponibile su Firefox Os, sistema operativo di Mozilla che nei Paesi emergenti sta iniziando dire la sua in modo prepotente: se Zuckerberg lasciasse andare la sua app per concentrarsi solo su quella di Jan Koum rischierebbe di perdere una delle fette più ghiotte della torta. Senza dimenticare poi che Facebook e Facebook Messenger hanno lo stesso marchio e guardando a un futuro non così lontano il secondo potrebbe spingere il primo nelle abitudini dei più giovani, per cui il concetto di condivisione non può più prescindere da smartphone e tablet.

Corriere della Sera