Merkel e l’avanzata dell’ultradestra «Migranti? non cambiamo politica»

ANGELA MERKEL

Il dopo sconfitta elettorale è iniziato presto, lunedì mattina, per Angela Merkel. Da Monaco di Baviera, il suo alleato di governo, ma da lungo tempo critico della politica di apertura ai rifugiati, Horst Seehofer ha detto ai giornalisti che la causa del cattivo risultato della Cdu sono le scelte della cancelliera, la decisione di non mettere limiti ai profughi in arrivo. E l’ha invitata a non andare avanti sulla strada seguita finora. Come scriveva il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, però, è più probabile che «un cammello passi dalla cruna dell’ago» che Frau Merkel metta un tetto al numero di asili da concedere o chiuda le frontiere. Infatti, il suo portavoce Steffen Seibert ha fatto sapere che «il governo tedesco prosegue la sua politica sui profughi con tutte le forze, dentro e fuori il Paese». Indebolita ma, si direbbe, non domata, la cancelliera tiene la linea, insomma.

Ribelli e dissidenti
Sui due fronti che aveva aperti già prima delle elezioni di domenica in tre regioni, dove la sua Cdu ha perso consensi a favore della destra di Alternative für Deutschland, è però ora più debole. All’interno della maggioranza di governo e nel partito è già iniziata l’analisi del risultato e nei prossimi giorni verranno alla luce nuovi posizionamenti: finora Merkel ha governato senza sfidanti perché è stata vincente; se si insinua il dubbio che abbia iniziato a perdere e la sua stella a tramontare, i ribelli e i dissidenti prenderanno vigore. Per ora la cancelliera ha alcuni argomenti a suo favore: per esempio che i candidati della Cdu sconfitti si erano distanziati, da destra, dalla sua politica; e che i vincitori, un Verde nel Baden-Württemberg e una socialdemocratica nella Renania-Palatinato appoggiavano apertamente la sua politica sui rifugiati. C’è chi si aspetta che su questa linea Frau Merkel imposti la discussione nel partito già dalle riunioni interne di oggi, lunedì (in pubblico si sta occupando di antisemitismo).

L’appuntamento europeo
L’altro fronte è quello esterno, cioè la Ue. Il 17 e 18 si terrà il vertice dei capi di governo sul piano migranti concordato nelle linee generali con la Turchia. I dissensi, tra gli europei, crescono: soprattutto, le distanze prese dal presidente francese Hollande da Berlino sono critiche per Merkel. Anche qui, la leader tedesca dovrà tenere la linea: venendo da una sconfitta, però, avrà meno forza argomentativa e incontrerà parecchi sorrisetti e «te l’avevo detto». Il suo punto di forza, sia domestico che europeo, rimane il fatto di essere al momento difficilmente sostituibile. Chiaramente, in Germania gli elettori ancora la preferiscono agli altri. E lo stesso Seehofer ha confermato che è lei la cancelliera giusta. E in Europa perdere Merkel aprirebbe una crisi di leadership seria: soprattutto verrebbe meno il pivot che ha tenuto finora unita la Ue sulla crisi dell’euro, sull’Ucraina, sulla Siria e (a dire il vero solo in parte) sui rifugiati. La paura di perdere Angela Merkel non basterà però a farle superare il passaggio. I giornali chiedono un piano chiaro di integrazione dei rifugiati e passi avanti nell’accordo europeo. Dovrà riuscire a rispondere.

Corriere della Sera