Merkel e Hollande pressing su Putin «Intesa sull’Ucraina entro domani»

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MOSCA Incontro al Cremlino a porte chiuse tra leader, senza delegazioni e protocollo abilmente aggirato. Il presidente russo Vladimir Putin, quello francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno tentato di superare le divergenze personali e di trovare una soluzione alla gravissima crisi ucraina, discutendo fino a notte fonda.
Questa visita a Mosca a sorpresa, giunta dopo la tappa di giovedì a Kiev, ha l’obiettivo di evitare la perdita di controllo degli eventi nelle regioni orientali dell’ex repubblica sovietica e di far sprofondare l’intera Europa in una nuova Guerra Fredda. Gli Stati Uniti sono pronti a fornire «armi difensive letali» all’Ucraina, innescando – secondo l’Amministrazione russa – una pericolosa escalation.
IL VERTICE
La trattativa, durata oltre 5 ore al Cremlino, dovrebbe essere perfezionata oggi a margine della Conferenza di sicurezza in corso a Monaco di Baviera, tra i vari ministri degli Esteri. Domani è poi in programma un «definitivo colloquio telefonico a quattro» tra Putin, Hollande, Merkel e l’ucraino Poroshenko. «Si sta preparando – ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov senza entrare in particolari – una possibile bozza comune di documento per implementare gli accordi di Minsk». Nessun altro ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.
L’ALLEANZA
A Monaco il ministro della Difesa tedesco, Ursula der Leyen, ha già ribadito che il suo Paese è contrario a qualsiasi invio di armi in Ucraina, poiché si rischierebbe di «mettere benzina sul fuoco» e si potrebbe rinviare a un futuro ancora più lontano la soluzione del conflitto. Berlino resta fedele all’uso delle sanzioni economiche, semmai rafforzate, ma polacchi e baltici non paiono più credere che esse siano sufficienti.
Dare una chance alla pace è anche la posizione condivisa dal segretario della Nato, Jens Stoltenberg, che ha sottolineato come l’iniziativa franco-tedesca abbia il pieno appoggio dell’Alleanza atlantica. A Monaco di Baviera la Russia è rappresentata dal capo della sua diplomazia Serghej Lavrov, che ha un’agenda fittissima di incontri. Uno di questi è con il collega statunitense, John Kerry, che ha avuto parole pesanti contro «l’aggressione russa».
LA GUERRA
In attesa di sviluppi positivi è stato aperto un corridoio umanitario per far defluire da Debaltsevo la popolazione civile. In questa località, nodo ferroviario ambito e punto strategico tra Donetsk e Lugansk, sono circondate alcune migliaia di soldati governativi, che si stanno difendendo con tutti i mezzi a disposizione. Ma la loro situazione, viene definita dagli specialisti militari, come disperata.
La popolazione del Donbass non si fa illusioni: troppi sono stati gli incontri infruttuosi e troppe le promesse mancate nel recente passato, mentre la situazione sul terreno peggiora col passare dei giorni. I massacri di gennaio hanno portato all’attuale vicolo cieco. I bollettini quotidiani sono sempre pieni di lutti. Il bilancio di questa guerra ha già superato i 5300 morti da aprile. A Kiev il nervosismo rimane alto. Se l’Europa sarà ancora debole con Putin, ha avvertito il premier ucraino Jatseniuk, «i carri armati russi arriveranno alle frontiere dell’Ue». Numerosi specialisti del mondo anglo-americano condividono questa posizione: se l’Occidente non saprà farsi valere, viene spiegato, la pace è in serio pericolo.

IL MESSAGGERO