Meloni: il governo riammetta la lista Fassina

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Salvate il compagno Fassina. L’appello, da giorni, non arriva da sinistra, ma, inaspettatamente, da destra. Per la precisione da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia candidata sindaco di Roma con il sostegno del segretario della Lega Matteo Salvini. Da giorni la Meloni chiede al governo un decreto per riammettere le liste elettorali escluse per errori materiali. Un provvedimento che, se varato, rimetterebbe in corsa non solo Fassina, ma anche la lista di FdI in VIII Municipio e a Milano.

Parlando a margine di un’iniziativa elettorale a Villa Pamphilj, la Meloni torna sull’argomento e ribadisce: «Continuo a chiedere al governo Renzi, che pare abbia deciso di portare lunedì (ogg ndr ) in Consiglio dei Ministri un decreto per consentire che si voti anche il 6 giugno come abbiamo sempre chiesto noi, di consentire, e sarebbe cosa buona e giusta, a quelle liste che sono state escluse per errori stupidi e materiali di avere qualche ora per integrare la documentazione ed essere riammesse». «Sono distante anni luce da Fassina – precisa la Meloni – ma penso che le persone debbano avere il diritto di votare il partito che vogliono e siccome c’è una percentuale minima, ma non inesistente, di romani che avevano dichiarato la loro disponibilità a votare Fassina non penso sia giusto escluderlo in ogni caso, così come è accaduto per altre liste sul territorio: sarebbe carino se il governo facesse un decreto che consentisse a tutti di votare i propri rappresentanti».

Parole ripetute come un mantra da giorni. Non solo dalla leader di FdI, ma anche da suoi fedelissimi, primo fra tutti il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli. La linea della Meloni è condivisa anche da alcuni esponenti di Forza Italia, come il senatore Augusto Minzolini.

Intanto, sul fronte del centrodestra, Salvini ribadisce che se la Meloni non dovesse andare al ballottaggio lui voterebbe per la candidata M5S Virginia Raggi. Il segretario leghista tende poi una mano a Silvio Berlusconi: «Sì all’unità per mandare a casa Renzi, no ai vecchi schemi. A me la leadership non interessa. Il Cav è come il Milan, ha perso smalto, se è ancora forte lo decideranno gli elettori il 5 giugno. Per le politiche si andrà a votare nella primavera 2017, vedrete: la lista unica di centrodestra anche con FI si può fare, purché Silvio guari al futuro e non al passato».

Il Tempo