Meloni e l’assist ai 5 Stelle: al ballottaggio voterei Raggi

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Prima l’endorsement che non ti aspetti: «Tra Giachetti e Raggi, al ballottaggio voterei il Movimento Cinque Stelle», scandito di mattina presto in tv, ad Agorà. Poi, nel corso della giornata, Giorgia Meloni fa retromarcia. Prima via Twitter: «Escludo di non arrivare al ballottaggio, il problema non si pone». E, in seguito, sempre in tv: «Considero Giachetti e la Raggi due facce della stessa medaglia: Pd e M5S sono di sinistra».

La dichiarazione e le reazioni
Non era quello che la leader di FdI aveva detto al mattino: «Sono molto amica di Roberto Giachetti ma non potrei sostenere il governo Renzi e i suoi esponenti». Meglio la Raggi, allora? «Sì, anche se M5S in Parlamento mi ha deluso. Mi aspettavo sostegno su certe battaglie di rottura, invece il loro unico obiettivo è dimostrare che loro sono puliti e gli altri spazzatura». È stato un tentativo di aprire un ponte con M5S? Chissà. Roberta Lombardi, deputata pentastellata che segue passo passo la Raggi, ironizza: «L’appoggio di Salvini e Meloni? Se non fossi una signora, direi che se grattàmo… Noi tiriamo dritto». Roma a parte, però, i «grillini» hanno qualche problema: in cinque capoluoghi (Caserta, Latina, Ravenna, Rimini e Salerno) non si presentano, a Milano e Varese le liste non sono ancora certificate. La decisione suscita malumori tra i parlamentari referenti di quei territori e apre un dibattito sul blog. C’è chi scrive: siete come Ponzio Pilato.

La polemica
Mentre per Meloni, nella Capitale, il problema principale resta il «fuoco amico». Francesca Pascale le ha dato della «fascista moderna». Risposta? «Non sono fascista». Ma? «Distinguo l’antifascismo storico da quello politico dell’Italia repubblicana: quello lo guardo con sospetto perché è stato usato per ammazzare la gente». Il riferimento è ai militanti missini uccisi negli Anni 70, che a Roma rappresentano un pezzo di storia della destra radicale. Meloni ne ha anche per Gianfranco Fini («io una ragazzina che si è montata la testa? Le sue considerazioni non dettano la mia agenda») e, ancora, per l’ex sindaco Alemanno: «È stato bocciato dai romani, dovrebbe ammetterlo». La vita privata? «Il bambino spero sia maschio. Se mi sposo? Pietà… Qualcuno me lo dovrà pur chiedere…».

La frattura con Forza Italia
Ma c’è spazio per ricomporre la frattura con Berlusconi? «Se vogliono facciamo le primarie, ma entro 15 giorni». L’ex premier, per ora, insiste: oggi nuovi gazebo per Bertolaso e la settimana prossima Silvio «batterà» anche le tivù locali romane. Berlusconi, però, attende anche l’esito dei sondaggi commissionati sui quattro candidati romani (Meloni, Bertolaso, Marchini, Storace) per scegliere una strategia. E il centrosinistra? Ignazio Marino prende ancora tempo. Deciderà entro fine mese.

Corriere della Sera