Meldonium, il farmaco che ha inguaiato Sharapova era nato per fare ‘super-soldati’

Maria_Sharapova

Fino a due mesi fa era lecito, anche se nell’ambiente medico e sportivo si sapeva che era un farmaco in grado di migliorare le prestazioni. Dal 1° gennaio, invece, il meldonium è vietato. La World Anti-Doping Agency (Wada) ha deciso di accogliere le indicazioni degli esperti e dare un taglio ai sospetti, mettendo il farmaco nella lista delle sostanze considerate in qualche modo dopanti. Questo cambio di rotta è sfuggito a Maria Sharapova, la regina del tennis che ha annunciato di essere risultata positiva al test durante i recenti Australian Open: “L’ho preso per 10 anni”, ha detto, “non sapevo che fosse diventato vietato”.

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Il meldonium è nei fatti un anti-ischemico prodotto da un’azienda farmaceutica lettone e non riconosciuto da molte autorità che vigilano sui farmaci. Il motivo è riassunto così da Carlo Gandolgo, professore ordinario di Neurologia all’Università di Genova e membro del comitato tecnico scientifico di Alice Italia Onlus: “Gli unici dati scientifici sul Meldonium provengono da studi sperimentali sui ratti, ma non c’è alcun lavoro sui pazienti che ne dimostri l’efficacia. Infatti, né la Food and drug administration (Fda) né l’European medicines agency hanno dato la loro approvazione a questo farmaco”. Certo è che, aggiunge l’esperto, “agisce sul metabolismo della carnitina, una proteina presente nella carne, aumentando la forza e la resistenza muscolare”.

La Wada ha inserito il meldonium nella lista perché – secondo la spiegazione ufficiale – “aiuta a migliorare la resistenza, accelerare i tempi di recupero, attivare la risposta del sistema nervoso centrale e superare meglio lo stress” e per l’uso evidente che ne fanno gli atleti “con l’intezione di migliorare le proprie performance”. Questi effetti erano stati definitivamente dimostrati da uno studio pubblicato nel 2015 a firma di alcuni membri dell’EuMoCEDA (Center for Preventive Doping Research and the European Monitoring Center for Emerging Doping Agents). Si va dall’aumento della resistenza alla fatica, grazie a una diminuzione del tasso di acido lattico e urea nel sangue, a un aumento delle capacità aerobiche a un accorciamento dei tempi di recupero. Insomma, per la Wada il meldonium è doping.

La Repubblica